CSR - Corporate Social Responsibility
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Dr. Filippo Guizzardi Premium MemberThe company name is only visible to registered members.Responsabilità Sociale e Management
Lettera pubblicata il 05.09.2007 sul quotidiano svizzero Corriere del Ticino
Un novo acronimo si affaccia sul mondo turbinoso del management aziendale di successo: la RSA. Sarà qualcosa di buono o di cattivo per la nostra civiltà moderna? L’acronimo significa Responsabilità Sociale dell’Azienda.
Quando leggo, nei resoconti giornalistici dei convegni come quello che si è tenuto il 18 settembre 2006 a Lugano, gli esempi da imitare, mi vengono i brividi. Anche su di un argomento cosi delicato come la Responsabilità sociale, una folla di consulenti è riuscita a metterci lo zampino snaturandone il vero significato.
Così le “azioni di responsabilità” di alcune aziende, come quelle prese ad esempio nei convegni, sono diventate i veicoli pubblicitari del marchio. Quando la consueta pubblicità non tira più, allora si mettono in gioco I buoni sentimenti, cosicché il consumatore, comprando la caramella col buco, potrà salvare gli orsi polari.
Ma la responsabilità sociale delle aziende è qualcosa di molto più serio. È in primo luogo un peso sulle spalle del management. È la consapevolezza che l’azienda non è solamente un edificio all’interno del quale si producono dei beni utilizzando la manodopera di un certo numero di persone per portare i profitti agli imprenditori o agli azionisti, ma è qualcosa di molto più complesso che si estende spazialmente in un raggio di parecchio chilometri sul territorio, ovunque vive un suo dipendente, e che influenza considerevolmente le casse dell’amministrazioni pubbliche di quel territorio, che incassano le imposte ma sempre più spesso erogano aiuti, pagano indennità influenzando anche la vita e il benessere o malessere di tutta la popolazione, compresi quindi i cittadini che non sono dipendenti. Ecco che la responsabilità sociale, vista sotto questo punto di vista, diventa un fardello molto pesante per i manager.
Gran parte del management delle aziende, sempre attento ai nuovi trend di gestione, snatura il concetto di responsabilità, cercando sempre la via più breve per il successo. E il successo è indicato dall’EBIT, e per l’EBIT il manager venderebbe anche la propria madre. (L’EBIT è, detto in soldoni, il guadagno in rapporto al fatturato).
Ecco allora che la RSA diventa utile solo quando può essere conciliata con l’EBIT, altrimenti viene semplicemente ignorata.
Filippo Guizzardi
- 25 Feb 2008, 10:02 pm
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Dr. Antonio Fradella Group moderatorThe company name is only visible to registered members.Re: Responsabilità Sociale e Management
Salve Filippo, anche se leggo e rispondo molto in ritardo al tuo articolo spero sia letto da qualcuno oltre al sottoscritto e che magari intervenga anche qualcun altro... vedo che la partecipazione è un pò scarsa...
Allora mi ci butto io, sebbene sia assolutamente un ignorante in materia, se non per pochi articoli letti qui e là...
Mi sembra quantomeno ovvio che qualsiasi azione fatta da un'azienda debba avere un tornaconto o direttamente od indirettamente economico (p.es. un ritorno di immagine) e sarebbe strano il contrario. E' ovvio che un'azione come quella di "caricarsi" di un fardello come la RSA debba in qualche modo trovare riscontro nell'unica cosa che interessi una azienda seria e sana: il ritorno economico. Qualche eccezione potrebbe esservi per le aziende pubbliche, dato che in quei casi pare che importi a nessuno che uso viene fatto delle risorse umane ed economiche... tanto sono "soldi di nessuno"...
Mi sembra anche giusto che se mi impegno in una cosa che non è obbligatoria per legge e serve a far star meglio la mia comunità almeno me ne prenda il merito e lo pubblicizzi.
Il riferimento alla caramella col buco credo sia fuorviante: quello è altro e non mi pare abbia a che fare con la RSA.
La domanda di fondo potrebbe invece essere: come mai non si impone ex lege il rispetto e l'attenzione di certe problematiche? In effetti, a ben vedere, non si tratta altro che del riconoscimento delle "esternalità" negative che derivano dall'attività di impresa, o sbaglio?
In ogni caso preferisco che un'azienda adotti una politica di RSA e ne faccia sfoggio a tante che invece non la adottano affatto.
Mi auguro di avere un riscontro e di vedere presto degli interventi di persone più qualificate di me in materia...
A presto,
Antonio
- 28 May 2008, 5:58 pm
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Dr. Filippo Guizzardi Premium MemberThe company name is only visible to registered members.Re^2: Responsabilità Sociale e Management
Caro Antonio,
Premetto che anch'io non sono un professionista della materia ma i miei commenti vengo dalla mie esperienze personali in diverse aziende.
Tanto per cominciare benvenuto nel forum e grazie per aver risposto alle mie "provocazioni".
Riguardo al tornaconto delle Aziende, sono daccordo con te. Il problema difficile é misurare il tormaconto.
Io sono assolutamente convinto che la RSA dia un tornaconto alle aziende e anche consistente, ma risulta molto difficile dimostrarlo o calcolarlo. Soprattutto il tornaconto é da valutare sul medio, lungo periodo.
Proprio per questa difficoltà di calcolare il tornaconto di una seria, veramente responsabile politica della RSA, molti manager usano la RSA come negli esempi che ho citato.
Quella non é vera RSA, é una buffonata che svilisce la RSA.
Sono anche daccordo che un'azienda pubblicizzi una seria politca della RSA. Sono anche daccordo che gli amministratori della cosa pubblica possano premiare le aziende che si impegnano in questa politica. (il come é da valutare caso per caso).
Il riferimento alla caramella col buco é effettivamente un esempio di come i "consulenti" irresponsabili spacciano nelle aziende la RSA rendendola ridicola.
Sull'imposizione per legge di certe regole mi sono anch'io posto la domanda.
Io ritengo che nella attuale società, dove i sindacati oramai sono fallimentari e incapaci di affrontare la complessitä dei problemi, qualche regola nuova debba essere introdotta.
Riguardo al rispetto dell'ambiente esiste gia la ISO 14000 con regole aggettive di vautazione.
Si potrebbe per esempio legare l'adesione alla norma volontaria con vantaggi fiscali per l'azienda.
Manca invece competamente un sistema di valutazione per quanto riguarda la gestione dei dipendenti. Argomento che io ritengo prioritario. Gli imprenditori spingono fortemente a favore di un processo di globalizzazione che consente loro di accedere sempre piu facilmente a maestranze a basso costo. Però gli imprenditori non si accollano anche i costi sociali che la globalizzazione comporta. Questi costi li deve sopportare lo Stato, quindi i cittadini, quindi i dipendenti delle imprese stesse, magari quelli licenziati!
Io non ho verificato se vivi in Italia o in Svizzera ma qui in Svizzera gli imprenditori non hanno nessun obbligo riguardo alla sicurezza del posto di lavoro. Finche le frontiere erano sotto il controllo stretto dell Stato la cosa funzionava benissimo. La maggiore libertà di licenziamento portava con se anche una maggiore produttività, serietà nel lavoro e anche un maggiore tasso di occupazione.
Ora che le frontiere si sono aperte sotto la pressione politica della UE, tutte le regioni di confine hanno un grande problema: gli imprenditori (tutti) stanno applicando una politica di dumping salariale fortissimo e la conseguenza di ciò é che i migliori contribuenti fiscali perdono il lavoro. Le casse dei cantoni di confine son in rosso e presto verranno prese decisioni a livello politico per l'aumento delle aliquote fiscali.
Cordialmente, Filippo
- 31 May 2008, 1:16 pm
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Dr. Antonio Fradella Group moderatorThe company name is only visible to registered members.Re^3: Responsabilità Sociale e Management
Ciao Filippo, grazie dell'accoglienza. Condivido con te parte del discorso, quella che riguarda la difficoltà del calcolo dei vantaggi ed il fatto che certe "mistificazioni" fatte passare per delle serie politiche aziendali danno un pò fastidio... ed anche io sono contrario. Non sono invece contrario alle aziende che "usino" quale strumento pubblicitario il fatto di aver aderito a certi schemi, tra l'altro volontari.
Del resto sono volontari, quindi non imposti dalla legge, e se delle aziende si sono prese l'onere di rispettare certi valori o codici comportamentali, per me non c'è problema nel farlo sapere in giro. Certo, deve esserci in primo luogo una reale adesione e conformità alle norme, ai valori, etc, altrimenti come dici tu diventa solo una buffonata! E su questo siamo entrambi d'accordo che non va bene.
Non credo che il legare l'adesione volontaria a dei vantaggi fiscali possa produrre dei grandissimi effetti in termini reali, nel senso che si avrebbe sicuramente un "exploit" di adesioni, ma sarebbero per la maggior parte fini a se stesse... delle finte adesioni... nel settore qualità ed ambiente è già accaduta una cosa simile in italia: molti bandi di finanziamenti agevolati hanno introdotto delle "preferenze" nell'ambito della scelta delle aziende da finanziare proprio l'adesione alle iso 9000 od alle 14000 (o emas), sia in fase di richiesta od impegno a termine del finanziamento.. il risultato? Molte si sono impegnate in sede di domanda, poche lo hanno posto in essere dopo, tra queste ultime credo che di veri sistemi di gestione "reali e concreti" si possano contare sulle dita di una mano!
Inoltre sono nati una marea di pseudo consulenti e molte aziende che realizzano certificati fasulli....
Alla fine nè l'ambiente nè la qualità ci hanno guadagnato molto.
Ben diverso è invece quel controllo esercitato direttamente da un'azienda certificata nei confronti dei suoi fornitori. Ne è un esempio l'indotto automobilistico o della componentistica di precisione: lì tutti devono essere certificati per poter essere inseriti nell'alenco dei fornitori ed in più subiscono un audit interno da parte dell'azienda cliente, per verificare in loco l'effettività del sistema ...
Ne deriva un "circolo virtuoso" nel quale chi è certificato per motivi suoi pretende, al fine di garantire la qualità del processo e del prodotto od il rispetto di principi ambientali piuttosto che sociali nel ns caso, che il proprio fornitore sia anch'esso certificato....
Come far partire questo circolo virtuoso? Che so, spronando alcuni settori alla certificazione, dandogli dei contributi per averla gratuitamente, e facendogli verificare sul campo come nel medio periodo vi sono dei risultati concreti a vantaggio dell'azienda. A quel punto solo un insano di mente potrebbe tornare indietro...
Io vivo in Italia e ti assicuro che qualsiasi cosa non vada bene in Svizzera in Italia è peggio. Vedi è una questione di mentalità: qui non puoi dare spazio all'imprenditorialità perchè non appena fai una legge per dare flesibilità alle aziende, queste subito la usano a loro esclusivo vantaggio a danno dei lavoratori o dello stato (evasione) o, i più bravi, a danno di entrambi.
- 03 Jun 2008, 11:26 am
