CSR - Corporate Social Responsibility
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Dr. Filippo Guizzardi Premium MemberThe company name is only visible to registered members.RSI e l’ipotesi di “ingerenza” statale.
Lettera pubblicata dal Corriere del Ticino in Ottobre 2007
Egregio Sig. Aaaaa Bbbbb, grazie per la gentile risposta. La sua lettera comincia con una iniziale condivisione di idee ma conclude con una sostanziale discordanza. Le fa onore il fatto di tenere in alta considerazione la RSI come imprenditore e manager della propria impresa. Lei conclude però con questo concetto, almeno nella mia interpretazione forzata, utile per approfondire la discussione: “l’impresa è mia e me la gestisco io. Sono contrario a qualunque ipotesi di ingerenza esterna.” Io la penso diversamente. Pur condividendo il fatto che l’impresa privata debba essere libera da condizionamenti politici, rimarco ancora una volta il fatto che non esistono soltanto manager responsabili ma quelli irresponsabili sono forse la maggioranza. Ecco perché, di fronte ai danni generati da questi, non si può stare a guardare inerti. Mi piacerebbe sapere da Lei quali proposte concrete farebbe per punire l’irresponsabilità dei manager, senza ingerire eccessivamente negli affari interni delle aziende. Una soluzione vecchia e fallimentare è stata quella tentata dai sindacati. Non conosco la storia passata del sindacalismo svizzero, ma i sindacati attuali sono dei meri apparati burocratici semivolontari incapaci di tenere sotto controllo il management aziendale, e quando tentano, fanno più danno che utilità all’azienda stessa.
Devo però notare una differenza apparentemente marginale, ma secondo me estremamente qualificante, tra la Sua situazione di imprenditore-manager e quella dei manager non proprietari ma solamente tecnocrati.
Sicuramente l’imprenditore è più attento al valore dell’azienda che al profitto. In genere quest’ultimo viene quasi tutto reinvestito. Per contro, spesso, i limiti dell’azienda padronale derivano dai limiti mentali dell’imprenditore stesso.
L’azienda posseduta da azionisti e gestita da manager ha più gradi di libertà ma è anch’essa sempre in pericolo. Teoricamente i manager sono controllati dagli azionisti ma in pratica non è proprio così. Spesso gli azionisti non hanno nessuna conoscenza del prodotto e del funzionamento delle aziende che possiedono. Si fanno consigliare dai manager stessi (vedi: John Kenneth Galbraith – Sapere tutto o quasi sull’Economia, cap. IV – La grande corporation moderna – Club degli editori 1979). I manager possiedono quindi un potere di ricatto grazie alla loro indispensabilità. Il management ovviamente lotta per il proprio guadagno o la propria personale sopravvivenza, quando i tempi sono difficili. Possiede tutti i mezzi e le capacità per nascondere le proprie malefatte. Malefatte, inadeguatezza, impreparazione si mescolano in modo inestricabile impedendo il giudizio a chiunque sia esterno all’azienda. Succede a volte, ma sempre più spesso, che nelle aziende viga una sostanziale impunità per le angherie e vessazioni inflitte ai dipendenti. Il management, organizzato in struttura gerarchica, tende all’autodifesa, e il singolo manager che avesse scrupoli di coscienza non ha il potere di raddrizzare il timone verso il rispetto dei diritti e legalità, pena la sua estromissione. (v. Edgar H. Shein – Culture d’Impresa – Raffaello Cortina Ed.)
Dico, come provocazione, che bisognerebbe istituire un esame di imprenditoria per tutti coloro che aspirano ad acquistare azioni al fine di permettere all’azionariato diffuso di equiparare la responsabilità dell’imprenditore singolo. Soluzione poco credibile; più realisticamente lo Stato dovrebbe sostituirsi agli azionisti nel controllo della Responsabilità sociale delle Imprese, almeno di quelle grandi. C’è però un altro esempio interessante: il caso della Bosch in Germania. Si tratta di una Fondazione senza scopo di lucro. A causa dello statuto, i manager di questa Azienda hanno come obiettivo istituzionale non il profitto ma la crescita di valore dell’Azienda stessa. Forse sarebbe ora che la politica, il Legislatore, si impegnassero in una innovativa impresa di ingegneria sociale: la fondazione di un nuovo diritto d’Impresa capace di affrontare le sfide della Globalizzazione.
- 23 Mar 2008, 12:35 am
