CSR - Corporate Social Responsibility
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Dr. Filippo Guizzardi Premium MemberThe company name is only visible to registered members.RSI tra realtà e ipocrisia.
Lettera pubblicata il 20.09.2007 sil Corriere del Ticino col titolo cambiato in “La Responsabilità Sociale delle Imprese”
Il 21 ottobre del 2005 partecipai con profondo interesse ad una giornata di studio organizzata dalla SUPSI dal titolo Responsabilità Sociale delle Imprese. Da allora ho meditato molto sull’argomento confrontando le teorie con le mie esperienze pratiche all’interno dell’Impresa.
Il perseguimento della Responsabiltà Sociale delle Imprese, chiamata in gergo manageriale CSR (Corporate Social Responsability) è un fatto concreto o è solo uno slogan commerciale? Si pubblicizza il rispetto per l’ambiente, oppure si destina una quota del prezzo del prodotto alla ricerca sul cancro, oppure si sostituiscono i regali di Natale ai clienti con un’offerta a qualche organizzazione benefica. Ma cos’è veramente questa Responsabilità Sociale? Secondo il mio modesto parere, si tratta in prima linea della responsabilità che l’azienda ha nei confronti dei propri dipendenti e delle loro famiglie. In seconda linea nei confronti della popolazione e del territorio circostante, solamente in terza linea nei confronti dell’ambiente naturale in generale e proprio in ultimissima linea nei confronti del buco dell’ozono.
Fumo e mensa.
Ho vissuto in prima persona situazioni in cui il divieto di fumo all’interno dell’azienda e il rifacimento della mensa sono stati decisi dal management per motivi di marketing esterno mentre sono stati spacciati all’interno come perseguimento della responsabilità Sociale (salute e benessere dei dipendenti). E fin qui nulla di veramente grave. In fondo si sono presi due piccioni con una fava, anche se l’ipocrisia resta.
Licenziamenti.
Ma vediamo il caso più brutale, dove la Responsabilità Sociale “dell’Impresa” (sarebbe meglio dire “del management”) viene messa a dura prova. E’ in caso dell’azienda che decide di licenziare. Quando il management decide licenziamenti collettivi si assume una responsabilità enorme perché, oltre a scaricare sulla società (il Cantone) i costi di un suo fallimento, genera nella popolazione costi e disagi anche elevati, sussidi di disoccupazione, emigrazioni, traslochi, vendita di immobili, cure mediche per depressione, separazioni e divorzi, cause legali, finanche suicidi.
Mobbing e dumping salariale.
Immaginiamo per esempio il caso puramente ipotetico ma concretamente realizzabile di una epurazione di massa (mobbing) realizzata da un nuovo gruppo dirigente che vuole rafforzare il suo potere. Si genera artificialmente una situazione contabile negativa oppure la si interpreta come tale e si procede in modo sufficientemente giustificato a disdette collettive. Dopo pochi mesi si procede a nuove assunzioni per le stesse posizioni che sono state liberate piazzando persone amiche e fedeli. Anche le nuove assunzioni verranno facilmente giustificate da un management senza scrupoli. La stessa procedura può essere eseguita per realizzare un dumping salariale (tema che qui in Ticino è particolarmente sentito).
I danni li paga lo Stato.
Chi paga questi costi? E’ giusto consentire al management delle aziende di agire in totale libertà di manovra? A mio parere il management (quello non proprietario), in una situazione legale come quella Svizzera dove le garanzie per i lavoratori sono molto limitate, ha un potere di manovra e di irresponsabilità talmente alto da consentire situazioni molto spesso moralmente criminali anche se, purtroppo, non perseguibili penalmente.
Intervento dello Stato.
Possiamo lasciare la responsabilità sociale all’esclusiva e libera iniziativa di pochi manager illuminati ed onesti? Oppure le parti sociali e le istituzioni dovrebbero cominciare a diventare parte attiva in questo processo di miglioramento della nostre aziende costruendo opportuni strumenti e processi di controllo?
E’ giusto che lo Stato distribuisca aiuti alle aziende in difficoltà senza poter controllare l’operato del management? Questi aiuti non hanno forse il perverso effetto di consentire proprio al management incapace se non criminale, di sopravvivere in azienda e di continuare a sbagliare?
E’ giusto che lo Stato, il quale viene, giustamente, chiamato in soccorso di tutte le situazioni difficili, non abbia anche la possibilità e nemmeno gli strumenti per mettere sotto inchiesta i manager irresponsabili?
Alla giornata di studi del 21 ottobre 2005 non furono presenti politici ma l’ospita d’onore, il prof. Luciano Gallino, disse chiaramente che il problema vero è soprattutto legislativo.
Quindi ora la palla alla politica.
- 09 Mar 2008, 4:14 pm
