LAVORO AMMINISTRATIVO
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Dr. Francesca Colica Group moderatorThe company name is only visible to registered members.Roma a teatro
Il dubbio, sobrio e incalzante
La relatività dei fatti e delle coscienze è indagata nell’avvincente testo di John Patrick Shanley "Il dubbio", premio Pulitzer 2005 per la drammaturgia, rappresentato in tutto il mondo e ora diventato un film nelle nostre sale dal 30 gennaio. La versione scenica italiana, firmata da Sergio Castellitto coinvolge Stefano Accorsi nei panni di Padre Flynn, accusato di aver abusato sessualmente di un allievo dalla superiora di una scuola parrocchiale del Bronx, a cui Lucilla Morlacchi regala un memorabile ritratto. Nella adeguata sobrietà di un impianto figurativo essenziale, i protagonisti si misurano con dialoghi serrati che scavano nel vissuto dei personaggi e aprono un dibattito etico e psicologico delegato al pubblico. Accorsi ha il merito di non appoggiarsi al solo fascino estetico per assecondare le pieghe di un discorso più elevato che gli consente di rivelarsi maturo, consapevole e credibile per la prova del palcoscenico. La forza adamantina e spietata dell’anziana suora, che pretende di trovare indizi per inchiodare il sacerdote a una colpa infamante scatena un processo inarrestabile con cui si sviluppa la trama. Stupefacente per riflessioni e contenuti emotivi è il confronto dell’algida direttrice con la madre del ragazzo di colore, forse sedotto dal prete e in odore di omosessualità. L’attrice francese Nadia Kibout offre una interpretazione nitida, convincente e delicatissima di una madre in difficoltà e pronta a tutto pur di garantire al figlio una necessaria conclusione dei suoi studi. Fresca, suadente e deliziosamente ingenua si rivela la Suor James di Alice Bachi, che tenta di difendere una visione meno rigida dell’educazione e del rispetto fra insegnanti e discenti. Divisa tra la soggezione nei riguardi della gerarchia ecclesiastica e il naturale slancio verso quel Padre Flynn che ha recato una ventata di speranza nella canonica, non riesce a individuare le certezze che potrebbero avviare la situazione verso uno scioglimento definitivo, esattamente come accade agli spettatori. Un ritmo incalzante e appassionato snocciola la vicenda senza pause e tempi morti, tenendo vivace l’energia della comunicazione e sfiorando con meditata levità temi importanti come la diversità, la fede e la verità. L’atmosfera di un mondo non troppo lontano dal nostro, con cui è possibile mantenere un rapporto fertile, è evocata dai brani di Bob Dylan che commentano i veloci cambi di scena. E una lettura laica e coraggiosa degli eventi non esclude la suggestione mistica finale di un crocefisso illuminato che suggella un lavoro da non perdere.
Tiberia De Matteis
Fonte roma c'è
- 05 Feb 2009, 10:25 am
