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Giuseppe Catalani Group moderatorThe company name is only visible to registered members.Ma la moda-è-ancora-di-moda?’
Ott 26th, 2009 | Di Altri | Categoria: Statistiche e Ricerche
Le donne italiane stanno imprimendo una svolta profonda al loro rapporto con il mercato, i consumi, i brand.
Un cambiamento negli atteggiamenti e nei comportamenti che assume rilevanza particolare se riferito alla moda, uno dei comparti chiave per l’economia del nostro paese e uno dei temi riconducibili all’universo femminile.
Questo emerge da un’indagine condotta da Enrico Finzi di Astra Ricerche per Camomilla (nella foto il vice-presidente Grazia Belloni), azienda milanese presente da quasi 30 anni nel mercato degli accessori/moda.
Secondo lo studio, le scelte delle consumatrici sono sempre più catturate da aziende e marchi definiti ’socialmente trendy’, ovvero capaci di anticipare e intercettare il consumatore offrendo non solo prodotti funzionali e competitivi nel rapporto qualità/prezzo ma veri e propri ‘mondi’ rispondenti a stili di vita contemporanei.
Al dibattito svoltosi ieri 22 ottobre al Teatro Litta di Milano, guidato e moderato dalla giornalista Cristina Parodi, hanno aderito aziende quali Fiat Group, Costa Crociere, Unilever, Azonzo Travel e ovviamente Camomilla, nella duplice veste di ‘padrona di casa’ e protagonista del dibattito.
Per quanto riguarda il settore moda, dalla ricerca sono emersi dati e considerazioni interessanti. A iniziare dal fatto che le italiane fashion oriented sono il 30% (quindi una su tre) in base a una diminuzione del 20% rispetto al 2007 (quando raggiungevano il 38%).
Inoltre, è crescente l’ostilità femminile nei confronti della moda intesa in senso tradizionale. Le cui principali motivazioni di questa avversione sono: i prezzi percepiti come esorbitanti e quasi sempre ingiustificati, la denunciata di una crisi di creatività, l’assenza di una nuova leva di stilisti, la percezione di proposte sentite sempre più lontane dai reali bisogni delle donne, il calo dell’identificazione tra fashion e quality e la diminuzione dell’appeal dichiarato dei punti-vendita monomarca.
Sull’interrogativo ‘ma la moda-è-ancora-di-moda?’ e sui dati sopra elencati, si sono confrontate firme quali Giusi Ferrè, la nota opinionista del mondo della moda che ha dichiarato: “La moda ha perso creatività nel corso degli anni e oggi, spesso mi trovo davanti a creazioni, molto costose, che non saprei come descrivere. Il prêt-à-porter è stato un bel progetto negli anni Ottanta e Novanta, ma ora i tempi sono cambiati e molto diversi, soprattutto dagli anni Sessanta, quando un abito griffato costava 6-7 mila lire”.
“E’ giusto che la moda sia più democratica, perché la decidiamo noi donne e deve sposare i nostri gusti e bisogni reali, - ha commentato Cristina Parodi - ma deve anche coesistere con quella di alto livello, per chi se lo può permettere, ovviamente”.
Il dibattito è solo agli inizi ma le indicazioni fornite dai 7 megatrends di Astra Ricerche sembrano lasciare pochi dubbi sulla voglia concreta di cambiamento espressa dalle consumatrici italiane. Un chiaro messaggio che indietro non si torna.
EG su
http://www.advexpress.it
- 26 Oct 2009, 7:45 pm
