Career Coach

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  • Riccardo Gandolfi
    Riccardo Gandolfi    Group moderator
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    La gestione al tempo della crisi (ovvero essere manager resilienti)
    Credo che, anche in questo forum, sia il momento di riflettere su come trasformare la crisi economica da fattore negativo ad opportunità.
    Perché questo avvenga, è necessario, in termini molto semplici, che si torni alla semplice ma efficace filosofia del… lavorare e durare fatica, con impegno, entusiasmo, gettando il cuore al di la dell’ostacolo e, appunto, arrivare con il cuore e l’orgoglio dove la ragione non pensa di poter arrivare!
    A questo punto, quanti imprenditori, manager ma anche lavoratori, sono disposti a farlo?
    Se reagiamo, tutti insieme, soprattutto, coloro che non accettano che l’esistente sia il migliore dei mondi possibili, potremo veramente trasformare questa crisi in una grossa opportunità, facendo pulizia dei parassiti e di tutti coloro che, anziché fare l’imprenditori, si dedicano ad un’attività che, nel breve, sembra dare più risultato.
    Mi riferisco all’attività di becchinaggio aziendale che viene tanto sponsorizzato da manager e consulenti, ovverosia da persone che non hanno, nel sangue, il senso dell’imprenditoria, il senso forte di vivere l’azienda come un organismo vivente, che richiede, per dare, dedizione ed impegno!
    I becchini d’impresa si presentano con una ricetta molto semplice, banale e, purtroppo, facilmente condivisibile: tagliare tutti i costi, ridurre il personale, prepararsi al disastro…. E questo causa il disastro, trasformandosi in una profezia autoreferenziale.
    Però affascinano, perché (apparentemente) è più facile tagliare e licenziare e richiede, sicuramente, meno impegno, che pensare in grande, al rilancio, alla vera operazione di turnaround.
    Quando le cose, in azienda, cominciano ad andare male, è il momento delle riflessioni, della ritirata strategica, anche di tagli dolorosi e dei necessari risparmi, ma devono essere nell’ottica di un prossimo rilancio dell’azienda.
    Quindi, ben vengano riposizionamenti, ma anche corsi di formazione finanziati per il personale, alternativa alla Cassa Integrazione, pianificazione di certificazione della qualità (sempre finanziata e quasi a costo zero) che consente di razionalizzare e rendere efficienti (e meno costosi) i processi aziendali.
    Insomma, tagli e razionalizzazioni sì, ma nell’ottica di una continuità aziendale e, soprattutto, di un pronto rilancio.
    Insomma, occorre riscoprire il gusto ed il senso dell’impegno lavorativo, fortificare la nostra resilienza, e darsi obiettivi ambiziosi, solo così, tutti insieme, potremo uscire dal tunnel della crisi, ma, soprattutto, da questa cappa di depressione sociale che ci sta avvolgendo, come melassa e ci sta, progressivamente ed inesorabilmente, trascinando a fondo, non solo economicamente ma, quel che è peggio, moralmente, psicologicamente e moralmente.
    Cosa ne pensate?
    Riccardo Gandolfi
  • Dr. Domenico Di Paola
    Dr. Domenico Di Paola    Group moderator
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    Re: La gestione al tempo della crisi (ovvero essere manager resilienti)
    Ciao Riccardo condivido il tuo pensiero....

    Fare sacrifici è la cosa più giusta...dovremmo prendere esempio dagli operai americani della nuova azienda partner della fiat, che hanno sacrificato a tante cose anche allo stipendio pur di far restare aperta la propria azienda....
    Sicuramente in Italia una cosa del genere non si sarebbe mai vista.

    Grazie

    Domenico
  • Riccardo Gandolfi
    Riccardo Gandolfi    Group moderator
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    Re^2: La gestione al tempo della crisi (ovvero essere manager resilienti)
    Già, però lo hanno fatto di fronte alla prospettiva di sviluppo e rilancio.
    certo, non è che avessero molte alternative, dato che l'azienda era sull'orlo dle fallimeto.
    Però non è questo il punto che, pesno, valga la pena di sottolineare.
    Quello che, invece, conta ritengo sia la forza di volontà di chi intente, comunque, lottare per un obiettivo.
    E questo o si ha o non si compra!
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  • Antonella Scattarella
    Antonella Scattarella
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    Re^2: La gestione al tempo della crisi (ovvero essere manager resilienti)
    Cara Antonella,
    sono proprio daccordo con te. In Italia e sopratutto da Roma in giu' è molto radicato il concetto dell'azienda come bene personale, da utilizzare dalla Dirigenza a proprio appannaggio, indipendentemente dal lavoratore, dalle ambizioni e dalla concetto di "impresa".
    Del resto con una legislazione che non punisce la dirigenza, nel caso di fallimento o di mala gestione, che cosa si puo' pretendere? Casi come Parmalat, Cirio ecc. sono i piu' eclatanti, ma troppi ce ne sono.
    Lo sconcerto, per me, è assistere ad uno Stato sempre piu' distante dal mercato e dalla realtà, che spesso nelle sue manovre tende a favorire il proliferarsi di tali fenomeni.
    L'altro giorno parlavo con un amico che da 10 anni lavorava in una azienda sana e radicata nel territorio. L'azienda, per svilupparsi, aveva chiesto incentivi e aveva cominciato ad indebitarsi, nella speranza di ricevere presto i finanziamenti pubblici. Notando l'andazzo ha cercato di parlare con il Dirigente, chiedendo spiegazioni, gli è stato risposto: come ti permetti? chi ti credi di essere? L'azienda è mia e chi sei tu per dirmi che non la gestisto al meglio?
    Oggi, il mio amico si è dovuto licenziare per poter prendere la disoccupazione, altrimenti non avrebbe avuto nemmeno quella. La moglie aspetta un bimbo e, per fortuna, non aveva ancora lasciato la caparra per acquistare una casa in costruzione. Ora è alla ricerca di un altro lavoro.
    La cosa più triste è che fatti del genere succedono sempre + spesso.

    Antonella
    This post was modified on 28 May 2009 at 09:20 am.
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