Career Coach

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Posts 1-4 of 4
  • Helga Ogliari
    Helga Ogliari    Group moderator
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    Posto fisso
    Anche Tremonti ora si schiera a favore del posto fisso.
    Tempo fa sul mio blog ho pubblicato un post dal titolo Io, precaria di lusso.
    http://www.lamiacarriera.it/?p=368

    Quando si parla di precariato si pensa spesso solo a giovani, spesso anche laureati, che lavorano dei call center ma ormai sempre più persone trovano nel precariato l'unica via per poter lavorare.

    Ma il precariato è solo una nevessità o c'è anche chi sceglie?
  • Dr. Eloïse Pepe
    Dr. Eloïse Pepe
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    Re: Posto fisso
    io penso che vada fatta una distinzione tra stabilità e staticità del lavoro; quando penso al cosiddetto posto fisso immagino una persona che per 35/40 anni occupa lo stesso ruolo con le stesse mansioni senza alcuna gratificazione particolare; un conto è parlare di un lavoro stabile: un libero professionista ad esempio può avere una certa stabilità nel lavoro, ovvero dei picchi di intensità regolari, senza però dire che fa le stesse identiche cose per lungo tempo; infatti quando pensiamo al posto fisso pensiamo ad un dipendente.
    in Italia c'è il luogo comune per cui posto fisso è uguale a stabilità; molti casi di chiusura di attività ci fanno pensare l'esatto contrario: i rischi che il libero professionista si assume volontariamente sono oggi gli stessi rischi di un lavoratore dipendente, e questo è dato non solo dall'instabilità di alcuni segmenti di mercato, ma dalla propensione di alcuni manager a non intendere il lavoratore come una risorsa, ma semplicemente come un costo.
    Ecco perchè si richiede "manodopera flessibile": io datore di lavoro mi assumo l'onere di darti uno stipendio nella misura in cui tu ti adatti alle mie condizioni; questa non è flessibilità, ma sfruttamento. La flessibilità è data dal mercato, dal continuo mutare di domanda e offerta e dal tipo di domanda e offerta; il lavoratore acquisirà determinate esperienze e competenze in più direzioni, così da permettergli di essere competitivo in più segmenti e di avere un'occupazione stabile e non statica. Oggi come oggi però questo principio viene distorto a favore di chi il lavoro lo dà e non da chi lo richiede, come invece dovrebbe essere.
    Sinceramente non comprendo discorsi di staticità occupazionale da chi per anni ha elogiato la normativa vigente che premia invece la flessibilità, li interpreto piuttosto come uno strumento di demagogia.
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    Federico Latini
    (not a XING member)
    Re^2: Posto fisso
    Sottoscrivo tutto in doppia firma!!! grazie mille Dr. Eloïse Pepe, mi hai risparmiato il tempo che avrei impiegato per dire le stesse cose che hai già scritto!!!
    Federico
  • Flavio Mozzali
    Flavio Mozzali
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    Re^3: Posto fisso
    Il mercato del lavoro non ama più il posto fisso, vuole flessibilità al pari della flessibilita del mercato inteso in modo più generale. Il problema sta a mio avviso nelle istituzioni come gli uffici provinciali del lavoro che non sono in grado, anche se non c'è una crisi del lavoro come l'attuale, di unire la domanda e l'offerta. Ma non solo. Il mercato del lavoro italiano, per colpa della cultura (che premia la fedeltà e il servilismo e non la competenza), degli oneri fiscali (che soffoca le aziende e premia chi ha facilitazioni fiscali come gli appendisti laureati, diplomati ecc) e per la politica (basta leggere le leggi sul mercato del lavoro), non è in grado di offrire un'adeguata flessibilità e concorrenza tra i lavoratori che offrono le loro competenze. Cio crea delle situazioni abberranti. Un 45enne se perde il lavoro, nonostante le probabili competenze che ha acquisito in 20/25 anni di lavoro (se non fosse così significa che le aziende italiane non sviluppano competenze - cosa grave) non riesce a reinserirsi in quanto considerato ormai vecchio. La cosa si aggrava se uno ha 50/55 anni.
    I cervelli italiani, se non adeguatamente supportati (raccomandati) si trovano costretti ad emigrare per poter essere adeguati al mondo del lavoro.
    Questi sono solo due esempi.

    I lavoratori dipendenti, e io come consulente di carriera ne incontro tanti, sono i primi ad aspirare a più aperture nel mercato del lavoro. Cio li porta ad avere una magggiore potere contrattuale e di conseguenza maggiori guadagli. Chiaraemte questi lavoratori sono quelli motivati e talentuosi. Gli altri cercano solo un organismo dove parassitarsi.

    Se le aziende italiane sposassero la flessibilità, si troverebbero costrette a premiare le competenze e non la fedeltà e il servilismo. L'azienda Italia NE HA ORMAI URGENZA!

    Chiaramente è sottointeso il confronto con il mercato del lavoro anglosassone!