Career Coach

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  • Vittoria Nervi
    Vittoria Nervi    Group moderator
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    era dejobbing: LE 3 PAROLE CHIAVE DELLA CARRIERA PROSSIMA VENTURA
    La carriera diventerà, quindi, una questione di self management basata sulla capacità di:
    -saper vendere le proprie competenze e il proprio knowhow
    -inventare nuovi rapporti con i datori di lavoro

    Le parole chiave sono: adattamento creativo per crescere. Più la tecnologia e la informatizzazione avanza più i posti di lavoro diminuiscono. Molte soluzioni presenti nel sistema vecchio saranno sostituite o addirittura eliminate. La tecnologia non si ferma. Quando ti sei abituato alla ultima innovazione ne arriva un’altra che scombina il gioco. Allo stesso modo sarà la tua vita professionale. Resistere al cambiamento,ostinarsi a non essere proattivi, nell’era digitale, vuol dire darsi la zappa sui piedi ed essere lasciati indietro.

    La cosa più pericolosa da fare è rimanere immobili. William Burroughs

    Le 3 parole chiave della carriera nel futuro prossimo saranno:

    1.Temporanea
    2.Tecnologica
    3.Multiculturale

    il mio articolo su
    http://www.corriereinformazione.it/20100114903/approfondimen...
  • Marco Piva
    Marco Piva
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    Re: era dejobbing: LE 3 PAROLE CHIAVE DELLA CARRIERA PROSSIMA VENTURA
    Ciao Vittoria,

    Condivido appieno il tuo articolo.
    Saper vendere le proprie competenze, comprendere i trend in atto e sapersi adattare ai cambiamenti sarà determinante nel mondo del lavoro che sta delineandosi.
    Anni luce di distanza lo separano da quello che accoglieva lavoratori che entravano in azienda con un contratto e un ruolo che ambivano a mantenere molto a lungo, magari per tutta la vita lavorativa, crescendo professionalmente solo grazie all'esperienza interna aziendale.

    Sono certo che le figure che sapranno adattarsi più facilmente, capire i trend e divenire propulsori, consulenti, formatori sulle nuove aree avranno maggiori opportunità.
    Quello che non riesco a mettere a fuoco è il giusto equilibrio tra adattabilità, che consentirà, in nome della flessibilità, di portare avanti progetti diversi ed il rischio di una formazione/consulenza frammentaria... uno 'spezzatino'.
    Il consulente che conosce più realtà diffonde il suo bagaglio di conoscenze. Con indubbio vantaggio per tutti.
    L'eccessiva dispersione non ha il limite di non permettere un lavoro profondo e pertanto, di rimanere superficiale e meno professionale?

    Dov'è il limite tra giusta flessibilità, sostenibile e gestibile, che avvantaggia aziende e consulente, e la eccessiva frammentazione, che porta ad un eccessivo ping-pong con il rischio di divenire dispersivo?
    Sarà il mercato ad equilibrare in chiave Darwininana questa flessibilità in modo naturale?

    Come creare una generazione di consulenti veri, flessibili, non dipendenti da un unico fornitore/datore di lavoro, competenti, capaci di lavorare in profondità, con consulenze qualificate?
    E nel contempo, quanto sarà arduo per questi lavoratori flessibili essere adeguatamente retribuiti e non legati a contatti 'capestro' , in virtù della non appartenenza a contratti nazionali?
    Una continua contrattazione individuale potrebbe avvantaggiare solo i più 'brillanti' nel vendere/vendersi?

    Ed il dover continuamente 'vendersi', per i meno qualificati, non sarà a sua volta logorante e fonte di tensioni professionali?

    Certo il mondo sta cambiando. Molto rapidamente. E creerà molte opportunità.
    Mi pare di vedere che la competività aumenterà molto, complice il mercato, la flessibilità, la crisi.

    Essere preparati e flessibili sarà determinate.
    Ma certo il consulente del futuro dovrà far leva su molte più competenze di quanto non fosse necessario ai suoi predecessori.

    Ogni commento sarà ben gradito.
    A presto
    Marco Piva