SCRIPTA

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    Borges
    RIMORSO PER QUALSIASI MORTE


    Libero dalla memoria e dalla speranza,
    illimitato, astratto, quasi futuro,
    il morto non è un morto: è la morte.
    Come il Dio dei mistici1,
    al Quale si devono rifiutare tutti i predicati,
    il morto ubiquamente estraneo
    non è che la perdizione e assenza del mondo.
    Tutto gli abbiamo rubato,
    non gli abbiamo lasciato ne un colore ne una sillaba:
    qui è il patio che non condividono più i suoi occhi,
    là e il marciapiede dove fu in agguato la sua speranza.
    Perfino ciò che pensiamo
    potrebbe stare pensandolo anche lui;
    ci siamo spartiti come ladri
    il flusso delle notti e dei giorni.


    Tratto da: Jorge Luis Borges, Poesie (1923-1976), traduzione di Livio Bacchi Wilcock, Bur.
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    Re: Borges
    Mi sono rassegnato ad essere Borges, ovvero tutti gli scrittori che ho letti [Ultime conversazioni - Bompiani 1990]. Vedo me stesso come essenzialmente un lettore. Mi è accaduto di avventurarmi a scrivere, ma ritengo che quello che ho letto sia molto più importante di quello che ho scritto. [Lezioni americane - Mondatori 2000]

    Privo dell'ansia di distinguersi dai suoi precursori, compilò diverse antologie, denunciò i suoi molti debiti letterari, avversò scuole e mode. In vecchiaia citava spesso la dottrina di derivazione biblica secondo cui tutti i libri sono scritti da un unico autore [Con riferimento diretto a De Quincey]. Non dovette essergli sfuggito che i tre sommi della letteratura occidentale - i venerati Shakespeare, Dante e Cervantes - erano stati un piccolo usuraio, un politicante ed un bancarottiere: ancora tre persone in una, forse non troppo esemplare. di Nino Raffa (http://www.fenyce.org/jorge_luis_borges.html) http://www.fenyce.org/jorge_luis_borges.html

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