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    Mr. Tutor
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    Hooper J. &Teresi D.,
    L'universo della mente, Bompiani

    Prima parte delle citazioni
    Londa N400
    Si dà il caso che unonda che si presenta tardivamente, la N400, sia effettivamente connessa al linguaggio. Parto dellingegno di Marta Kutas e di Steven Hillyard, dellUniversità di California a San Diego, è lntp scoperto più recentemente. Quando una persona legge una frase che si conclude in modo inatteso, incongruo o assurdo, come scoprirono la Kutas e Hillyard, 400 millisecondi dopo appare una grande onda cerebrale negativa. In un terminal si legge, in caratteri fluorescenti verdi: NON TOCCARE LA VERNICE... Se la parola seguente è FRESCA, non si ha unonda N400. Se invece appare la parola ASCIUTTA, gli elettrodi sul cuoio capelluto del soggetto registrano una grande N400. Questo schema elettrico, secondo il suggerimento della Kutas e di Hillyard, rifletterebbe la rielaborazione o ripensamento che si ha quando si tenta di estrarre un significato da frasi senza senso. Quanto più lultima parola è improbabile o estranea ai contesto, tanto più grande è londa N400. La frase BEVVE UN SORSO DALLA CASCATA evoca, secondo la Kutas e Hillyard, una N400 moderata mentre la più bizzarra BEVVE UN SORSO DALLA RADIOTRASMITTENTE ne evoca una molto forte. (Violazioni della grammatica che non implichino incongruità semantica non suscitano onde N400.) Gli scopritori della N400 pensano che la loro forma donda contenga promesse cliniche di poter diventare uno strumento per valutare menomazioni della lettura e disturbi del linguaggio.

    Alla UCLA gli psicologi Warren Brown e James Marsh esplorarono altre relazioni fra potenziali evocati e linguaggio. Nei loro studi la parola fire (fuoco) nella frase Ready, aim, fire (Pronti, puntate, fuoco) suscitò unonda P300 diversa da quella suscitata dalla stessa parola fire nel contesto Sit by the fire (Siediti accanto ai fuoco). Il cervello evidentemente discriminò fra la forma verbale e la forma nominale di un omofono. In seguito, altri esperimenti più complessi dimostrarono che i vari usi diversi di rows (riga, rema, bisticcia) e rose (rosa, si alzò, crebbe), di rights (diritti, giusti, verità), rites (riti, usanze) e writes (scrive) erano associati a onde cerebrali marcatamente diverse. Brown si recò persino a Zurigo dove eseguì, con risultati identici, un esperimento simile in tedesco, usando il sostantivo Eliege (mosca) e forme del verbo fliegen (volare).

    Ma fino a che punto possiamo spingerci in ricerche di questo genere? Esiste una forma donda caratteristica corrispondente alla parola cavolfiore? Le macchine per EEG potrebbero fornire una lettura di nomi, verbi e avverbi allinterno della testa di una persona? Assolutamente no, dice Marsh. Se noi potessimo far questo, saremmo ridoti a essere una semplice risorsa naturale; saremmo rinchiusi in un recìnto di filo spinato. E molto improbabile che qualcosa di così generale come un componente di un ERP possa riflettersi in qualcosa di così specifico come un significato lessicale. Marsh e altri pensano invece che gli ERP riflettano categorie linguistiche ampie, qualcosa di simile alle strutture profonde di Noam Chomsky.

    Lo psicologo Robert Chapman dellUniversità di Rochester trovò che parole con connotazioni simili suscitavano onde cerebrali simili: parole con connotazioni buone, come bellezza, evocavano una sorta di risposta elettrica; parole cattive, come crmine, unaltra. Poiché queste correlazioni fra categorie e onde cerebrali rimanevano costanti in campi diversi, Chapman teorizza che nel cervello possa esistere un linguaggio universale espresso nellEEC.

    Ovviamente, dice Marsh, lERP è molto rozzo. Nessuno sa ancora dove si generi unonda P300. Alcuni dicono nellippocampo, altri nella corteccia parietale. Essa implica invece probabilmente una quantità di strutture diverse.

    I potenziali evocati sono registrati, dopo tutto, sul cuoio capelluto, il che è un po come cercare di stabilire come funziona un computer applicando un microfono sopra la consolle. Non tutti sono convinti che la N120 e la P300 siano lalfa e lomega della ricerca cerebrale. Certamente non lo è Alan Gevins, il trentottenne direttore e principale scienziato dellEEG Systems Laboratory a San Francisco. Okay, dice, ogni volta che qualcosa è nuovo, strano o importante per il soggetto, una qualche popolazione di neuroni da qualche parte del cervello scarica in sincronia. Si registra una quantità di gobbe, compresa una P300. E un fenomeno molto vigoroso, indiscutibilmente presente. Ma che cosa significa? Si dice che esso misuri una selezione fissa di stimoli, una capacità di elaborazione controllata, laggiornamento della memoria di lavoro o qualche altro costrutto astruso, ampolloso.

    Hooper J. & Teresi D., L'universo della mente, Bompiani pag. 171

    Il pacemaker cerebrale del dottor Heath
    Il pacemaker (stimolatore) è un complesso di minuscoli elettrodi alimentati da pile che ogni dieci minuti fornisce cinque minuti di stimolazione al cervelletto, nella parte posteriore dellencefalo. La sua sorgente di energia, una serie di pile confezionate in un pacchetto delle dimensioni di un mazzo di carte, poteva stare comodamente in una tasca del paziente. (In seguito essa fu miniaturizzata alle dimensioni di una scatola di fiammiferi e impiantata nelladdome del paziente; essa richiede di essere ricaricata ogni cinque anni.)

    Il cervelletto, come apprese Heath, è un ingresso migliore ai circuiti emozionali del cervello. La stimolazione di un punto preciso, delle dimensioni di un centimetro, della sua superficie in forma di cavolfiore attiva automaticamente larea del piacere e inibisce i centri della rabbia, cosicché non era più necessario invadere le aree limbiche, più in profondità nel cervello.

    Il primo paziente cui fu impiantato il pacemaker cerebrale smise ben presto di tentare di uccidere se stesso e le persone che lo curavano e poté essere dimesso dallospedale. Per un po di tempo tutto andò bene. Poi luomo, inspiegabilmente, si infuriò e tentò di uccidere i suoi genitori. Prima di essere ridotto allimpotenza, aveva ferito gravemente suo vicino di casa ed evitato per poco di essere ucciso dallo sceriffo.

    Grazie a una radiografia, Heath scoprì ben presto dovera il problema: i fili che collegavano il pacemaker e la sorgente di energia si erano rotti. Una volta ristabilito il collegamento gli attacchi di rabbia scomparvero di nuovo. Oggi il giovane sta seguendo dei corsi di riabilitazione professionale e si comporta bene.

    Nel 1974 una bibliotecaria ventunenne carina e intelligente fu ferita alla testa da un colpo di arma da fuoco durante una rapina. Dopo un intervento chirurgico nel corso del quale le fu asportata una parte dci lobi frontali, essa ebbe frequenti attacchi, perse tutta la sua socievolezza e dovette essere nutrita con una sonda perché smise di mangiare. Alla fine dellanno seguente era in uno stato di continua agitazione. Colpiva tutti coloro che le capitavano a tiro e una volta tentò di accoltellare suo padre. Gridava ogni volta che veniva toccata e si lagnava di dolori continui, tormentosi, in tutto il corpo. Nel novembre 1976 le fu installato un pacemaker cerebrale e, come per magia, gli episodi di rabbia si placarono. Cominciò a mangiare; la sua memoria migliorò; e i suoi medici cominciarono a descrivere la sua personalità come piacevole e persino spumeggiante.

    Un altro paziente, un ex fisico gravemente depresso, era turbato da voci che gli comandavano di strangolare la moglie. Quando, nel 1977, anche a lui venne impiantato uno dei pacemakers del dottor Heath, le voci infernali svanirono assieme alla sua perenne depressione. Con la moglie cominciò a far visita a parenti e ad andare a pranzo al ristorante per la prima volta da anni. Ma infine i fili della sua apparecchiatura si ruppero, e ancora una volta la moglie rischiò di essere strangolata. Quando lapparecchio fu riparato, anche la psiche del paziente tornò alla normalità.

    Per una curiosa ironia, i molti inconvenienti tecnici che afflissero il pacemaker fornirono a Heath i controlli perfetti di cui aveva bisogno per dimostrare la validità dei suoi esperimenti. Se il paziente A si comporta come un cittadino modello finché le sue pile funzionano, solo per cadere in preda a eccessi psicopatici simili a quelli che si vedono in un film dellorrore da pochi soldi quando, senza che egli ne sia in alcun modo al corrente, lapparecchiatura si guasta, è probabile che non si tratti di un effetto placebo.

    In ogni caso il pacemaker installato nel cervelletto non è una panacea psichiatrica. Secondo le stime di Heath, metà circa dei suoi settanta e più pazienti sono stati fondamentalmente riabilitati un risultato non di poco conto, se si considera che i pazienti cui sono stati installati i pacemakers provengono dai ranghi degli incurabili mentre altri non sono mai emersi dal loro inferno privato. Per qualche ragione, coloro che hanno beneficiato di più di questa forma di terapia sono i pazienti depressi e quelli soggetti ad accessi di violenza incontrollabile; gli schizofrenici cronici, per contro, sono quelli che ne hanno tratto minor beneficio.

    Hooper J. & Teresi D., L'universo della mente, Bompiani pag. 189

    Essere il capo-branco. Il maschio dominante ha bisogno che gli altri gli mostrino deferenza
    Alcune società scimmiesche per esempio quelle dei babbuini, degli scimpanzé e delle crisotrici scoiattolo hanno un ordine di beccata graduato, in cui la scimmia A comanda sulla scimmia B, la quale comanda sulla scimmia C, e via dicendo. Una colonia di cercopitechi (Cercopithecus pygerythrus), di contro, è un minuscolo Stato totalitario con un dittatore onnipotente. Il maschio dominante fa ciò che vuole, si siede dove vuole, dice McGuire. Egli ha accesso a ogni risorsa, comprese le femmine. Difende il gruppo se questo è minacciato; esercita un controllo attento sul gruppo quando questo si sposta; sorveglia la periferia del territorio per essere certo che non si verifichino inconvenienti. Ci sono inoltre due momenti durante la giornata in cui il capo va in giro a esibire i suoi muscoli, per così dire. Se tu sei un suo subordinato, farai bene ad alzarti dalla pietra su cui sei seduto. Non che voglia sedersi lui sulla pietra, ma vuole solo che tu sappia che è lui il capo.

    Verso la fine degli anni settanta, dai dati biochimici che MichaelJ. Raleigh, il collega di McGuire, stava raccogliendo su una colonia di cercopitechi emerse un fatto sorprendente. Negli anni seguenti McGuire raccolse diligentemente campioni di sangue da quarantacinque colonie diverse di scimmie cinomorfe, e il risultato fu il seguente: il capo di ciascuna colonia aveva nel sangue il doppio di serotonina di ogni altro maschio. Questo reperto sollevò un interrogativo cruciale. il capo era nato semplicemente con più serotonina nel cervello, o la sua biochimica era diventata tale in conseguenza del suo rango sociale? Per scoprirlo, McGuire tolse il capo dal suo gruppo sociale e lo mise in quarantena in una gabbia solitaria, dove il livello di serotonina nel suo cervello calò bruscamente. Quando fu messo in una gabbia con sole femmine accadde la stessa cosa. (Pare che questo fenomeno sia connesso ai rapporti fra maschi; esso dipende solo dal rango che un maschio ha fra altri maschi.) Frattanto, nella colonia, un altro maschio salì al potere in assenza del capo e nel giro di due settimane la sua serotonina era salita a un livello doppio di quello normale. Quando però il monarca deposto fu rimesso sul trono, la sua serotonina salì di nuovo, mentre la serotonina del suo sostituto temporaneo ridiscese al livello anteriore. Almeno nelle scimmie cinomorfe, i livelli della serotonina rispecchiano fedelmente gli alti e bassi dello status sociale.

    Riflettiamo sui livelli di serotonifla di Napoleone prima e dopo Waterloo. McGuire ride e ci dice: Proprio questa mattina ho ricevuto una telefonata da un tizio che tiene una trasmissione radiofonica in Australia. Egli sostiene che, se inviti a pranzo un uomo insieme alleX amico di sua moglie e misuri la serotonina... Beh, effettivamente non penso che gli esseri umani siano molto diversi.»

    In che modo, esattamente, lo status sociale influisce sui livelli della serotonina? chiediamo a McGuire.

    Non conosciamo tutti i particolari, risponde, ma posso dirvi questo. In un esperimento abbiamo messo lanimale dominante dietro uno specchio semiargentato, in modo tale che il capo può vedere gli altri animali del suo gruppo mentre questi non vedono lui. Egli mette in atto tutte le esibizioni di autorità e di minaccia, alle quali ovviamente i subordinati non rispondono. Egli vede i suoi subordinati sedersi dove è lui a sedersi di solito o copulare con le femmine, e il suo livello di serotonina cala. A quanto pare, quindi, non è sufficiente esibire i muscoli, ma si deve anche ottenere la risposta dagli altri. Il maschio dominante ha bisogno che gli altri gli mostrino deferenza.

    Ora, stiamo chiedendoci se non ci siano differenze critiche nellelaborazione dellinformazione quando un animale passa da dominante a subordinato o viceversa, egli continua. Tu sei il capo del dipartimento, poi vieni rimosso e un altro viene messo al tuo posto. Può darsi che lintero processo di interazione sociale produca in te una diversa personalità fisiologica. Può darsi che tu veda lo stesso stimolo in modo diverso. Per esempio, tu sei dominante e io sono subordinato. E una calda giornata estiva e allimprovviso compare una Coca Cola ghiacciata. Tu la vedrai come tua, e anchio la vedrò come tua. Io potrei desiderarla, ma non avrei dubbi sul fatto che è tua.

    Hooper J. & Teresi D., L'universo della mente, Bompiani pag. 201

    Es e Io
    È forte la tentazione di rappresentare lemisfero sinistro, logico e razionale, come una sorta di Io e lemisfero destro come un Es. In alcuni ambienti lemisfero destro è trattato come un nobile selvaggio rousseauiano, traboccante di energia creativa allo stato rozzo. Sullaltra faccia della medaglia, ci sono storie kafkiane di emisferi destri malvagi, simili allEs, come nel caso della donna dalla mano sinistra malvagia, che voleva strangolarla. Il cervello sinistro, col suo dono della parlantina, è il cervello dellIo, e lEs vive nellemisfero destro?

    Io non penso che lIo sia nellemisfero sinistro, dice Zaidel. Cè stata la tendenza ad assegnare il comportamento inconscio, primitivo, simile a quello di una creatura dominata dallEs, allemisfero destro, e il comportamento più simile allIo allemisfero sinistro. Ma mi sono occupato di una ragazza alla quale era stato tolto lintero emisfero sinistro a dieci anni a causa di un tumore. Essa aveva unafasia grave, ma era gentile e simpatica. Non cera niente di oscuro nella sua personalità. Dovera dunque quellemisfero destro oscuro, negativo?

    Vidi un film, continua, di un paziente con una lesione naturale al corpo calloso che stava eseguendo un test di costruzione con blocchi. La mano sinistra (controllata dallemisfero destro) esegue la costruzione, e fa un buon lavoro. Poi la mano destra comincia a smontarla. Infine luomo diventa così frustrato che si siede sulla mano destra e completa la costruzione con la sinistra. I francesi hanno un nome per questa sindrome: la mano estranea.

    Inoltre, quando Zaidel sottopose gli emisferi sinistro e destro a un test di personalità, il destro risultò più simile al Super-io. Esso si comporta come un santerellino, fa sempre la cosa giusta, non interrompe mai in classe, segue le istruzioni dellinsegnante. Lemisfero sinistro tende a risposte più personali. Ma Zaidel prende i risultati cum grano salis, dato che si fondavano su un test progettato per bambini in eta prescolare.

    Quelli di noi che hanno un cervello normale e il corpo calloso intatto hanno due flussi di coscienza paralleli nella loro testa?

    Sì, dice Zaidel. Ma si parlano lun laltro. Ma quanto spesso e attraverso quali canali? Non sappiamo niente in proposito. In che modo interagiscono due sistemi, ciascuno dei quali esegue analisi complesse dellambiente? Ci sono situazioni in cui un soggetto sta meglio se viene inibito il traffico attraverso il suo corpo calloso, poiché il conflitto renderebbe impossibile un comportamento normale? Io la penso così, e ritengo che per un essere umano ci siano modi a volontà per arrestare il traffico attraverso il corpo calloso. Oggi abbiamo prove che lansia può farlo in una qualche misura.

    A differenza di Bogen e di altri, Zaidel non vede nel cervello diviso un dilemma metafisico. È vero che si ottengono risposte conflittuali dai due emisferi del cervello, dice. Ma è una cosa veramente cosi insolita? Noi tutti abbiamo a volte sentimenti conflittuali su una stessa cosa. Ognuno di noi ha due o più punti di vista diversi a seconda dellumore, dellora della giornata e di altre circostanze. Perché questo fatto dovrebbe pregiudicare una teoria unificata della coscienza?

    Secondo me, la mente è il cervello, continua. La coscienza è un tipo particolare di attivazione cerebrale. Dire che qualcuno ha coscienza equivale a dire che ha un sistema cognitivo abbastanza complesso da produrre quelli che noi consideriamo i segni della coscienza: ossia un concetto del sé, un senso del passato, un senso del futuro, forse un timore della morte, una qualche sorta di rappresentazione interna del sé come parte dellambiente. Io non penso alla coscienza come a un assoluto; essa è un continuo. Alcune persone, alcuni animali, sono più coscienti di altri.

    Hooper J. & Teresi D., L'universo della mente, Bompiani pag. 272

    Perché due emisferi? La metà sinistra del cervello è sintonizzata al tempo (logica sequenziale, conteggio ecc. sono organizzati temporalmente), la metà destra allo spazio.
    Secondo Jerre Levy, la grande signora della ricerca sulla lateralizzazione emisferica: La dominanza cerebrale si evolse perché rappresenra un uso efficiente dello spazio, particolarmente nel caso di un animale il cui adattamento biologico.., divenne più dipendente dallintelligenza. Due emisferi assolutamente identici per funzione sarebbero stati una pura ridondanza. Non possiamo certo permetterci una tale ridondanza se dobbiamo vivere delle nostre facoltà mentali. Levoluzione costruì dunque due programmi neurali separati, luno accanto allaltro. La metà sinistra del cervello è sintonizzata al tempo (logica sequenziale, conteggio ecc. sono organizzati temporalmente), la metà destra allo spazio.

    Dopo gli anni settanta il laboratorio di Jerre Levy allUniversità di Chicago ha sfornato studi fondamentali sulla base neurologica delle differenze sessuali, della dominanza laterale destra o sinistra, e persino della neuroestetica (il cervello umano preferisce a quanto pare immagini in cui gli elementi che catturano lattenzione si trovano dalla parte destra). La Levy sottopose a test sottili differenze nella lateralizzazione cerebrale in persone mancine (particolarmente in quel 30-40 per cento di persone interessanti che hanno centri del linguaggio in entrambi gli emisferi cerebrali), in dislessici, in prodigi matematici, in bambini autistici. Con suo dispiacere, i risultati delle sue ricerche furono banalizzati in articoli sui supplementi domenicali dei quotidiani, e nella coscienza pubblica le donne furono marchiate indelebilmente come verbali e a dominanza emisferica sinistra mentre gli uomini furono caratterizzati come a dominanza emisferica destra e bravissimi nelle relazioni spaziali: come se una donna architetto o un uomo romanziere fossero unimpossibilità biologica.

    Pare che la gente abbia una tendenza irresistibile a semplificare i dati, disse nel 1985 in unintervista a Omni. Il fatto è che, per ciascuno dei due sessi, ciascun emisfero può specializzarsi in una diversa abilità. E stato verificato uninfinità di volte che i maschi eccellono nella visualizzazione spaziale tridimensionale. Se però consideriamo gli studi che misurano la lateralizzazione nella comprensione delle emozioni..., lemisfero destro femminile risulta più specializzato di quello maschile, in questo caso. Esso può essere meno specializzato per le relazioni spaziali e al tempo stesso molto specializzato per la comprensione del significato dellespressione facciale...

    Alcuni psicologi si convinsero che le due parti del cervello dovrebbero essere educate in modo diverso. Se un bambino non sa leggere, può darsi che sia un bambino a dominanza laterale destra che si trova a vivere in un mondo orientato verso lemisfero sinistro (ben pochi negherebbero che la scuola sia progettata attorno allemisfero sinistro). Furono perciò istituite classi speciali di recupero in cui ai bambini viene insegnato a leggere al suono di registrazioni di musiche di Vivaldi e in cui sì usano esercizi di visualizzazione per stimolare le capacità peculiari dellemisfero destro.

    Ci sono in effetti nuove prove del fatto che disturbi dellapprendimento come la dislessia e la discalculia (difficoltà nel calcolo) sono conseguenze di difetti nel cablaggio prima della nascita. Esaminando il cervello di pazienti dislessici deceduti, i neurologi del Childrens Hospital di Boston osservarono piccoli gruppi di cellule nervose, specialmente nellemisfero sinistro, che erano orientati in modo sghembo, come se fossero collegati in maniera erronea. Norman Geschwind di Harvard richiamò lattenzione sulle seguenti statistiche: 1) i ragazzi sono in numero di gran lunga superiore alle ragazze fra coloro che hanno disturbi dellapprendimento; 2) i bambini mancini hanno una probabilità di avere disturbi dellapprendimento dieci volte maggiore della media; 3) i mancini hanno unalta percentuale di disturbi immunitari, come le allergie; e 4) lemisfero cerebrale sinistro si sviluppa più lentamente del destro (a giudicare da esperimenti sui ratti). La conflessione fra questi fattori in apparenza disparati, secondo una congettura di Geséhwind, sarebbe da vedersi nellormone maschile testosterone. Quando il feto produce testosterone in eccesso, inibisce la crescita dellemisfero sinistro, causando mancinismo, disturbi dellapprendimento e malattie autoimmuni (è noto che il testosterone indebolisce talune parti del sistema immunitario).

    Si sente dire spesso che il nostro sistema educativo occidentale discrimina contro lemisfero destro, scrive Eran Zaidel (1978). Lemisfero sinistro è costruttivo, algoritmico, graduale e logico. Esso trae beneficio da unesemplificazione limitata e da procedimento per tentativi; è in grado di imparare applicando le regole. Lemisfero destro, invece, non sembra imparare per esposizione a regole e a esempi.

    Esso ha bisogno di essere esposto a strutture ricche e associative, che tende ad afferrare come totalità. Listruzione programmata non è certamente adatta per lemisfero destro, ma io non sono sicuro di quale sia il metodo di istruzione appropriato per il nostro emisfero muto. Fa parte del carattere elusivo dellemisfero destro il fatto che noi troviamo più facile dire ciò che non è, piuttosto che ciò che è. Nondimeno, alcuni veggenti non esitano a salutare in esso un tramite per lanima universale, un profeta dormiente, un esotico antidoto orientale alla nostra tenue logica occidentale. In un certo senso, il mistico emisfero destro è diventato un sostituto di quellanima che è stata bandita dal razionalismo scientifico.

    Hooper J. & Teresi D., L'universo della mente, Bompiani pag. 274

    I vestiti nuovi dellimperatore
    Questo intero argomento dei due emisferi cerebrali ci è sfuggito di mano, dice Alan Gevins. Il modello che è alla base della nostra concezione è fondamentalmente quello di un sistema di elaborazione dati con due processoni, un computer a sinistra e un computer a destra, connessi da duecentocinquanta milioni di fibre. E il computer a sinitra è specializzato per il linguaggio e lelaborazione sequenziale, e

    quello a destra per la funzione olistica, spaziale. Esso costituì una buona metafora allinizio degli anni settanta, quando la generazione attuale stava cercando di sottolineare la necessità di un pensiero non lineare, non logico. Esso è però grossolanamente semplificato.

    Registrammo EEG di persone che leggevano, scrivevano, facevano calcoli, facevano ruotare mentalmente dei blocchi da costruzione (un compito spaziale) e via dicendo. Dapprima i dati parvero importanti. Con otto canali EEG ero in grado di dire se una persona stesse leggendo o scrivendo o stesse facendo calcoli aritmetici solo guardando le sue onde cerebrali. Il problema però era che non avrei potuto dire se la persona stesse scrivendo in inglese o stesse invece facendo semplicemente degli scarabocchi. Quel che stavo misurando era solo il suo controllo motorio. Facemmo allora un secondo esperimento in cui ogni particolare la posizione delle mani, la difficoltà del compito ecc. era sottoposto a un controllo rigoroso e nellEEG non ci fu una benché minima differenza. La quantità di energia che proveniva da quegli altri canali era la stessa sia che la persona eseguisse calcoli aritmetici o scrivesse o risolvesse un compito di rotazione di blocchi!

    Quando, nel 1979, Gevins e i suoi colleghi allEEC Systems Laboratory pubblicarono questi risultati in Science, non si ingraziarono certamente la maggior parte degli scienziati che si occupavano della lateralizzazione emisferica. Non ero molto popolare, dice Gevins. Ma pensavo che qualcuno dovesse pur assumersi quella sgradevole incombenza: sapete, era un po come la storia dei vestiti nuovi dellimperatore. Io comunque mantenni il mio punto di vista. Posso dire che a tuttoggi non conosco nessuno studio che abbia registrato lEEC in modo continuo e abbia trovato una differenza che possa essere attribuita a un tipo di intelletto spaziale in contrapposizione a uno verbale. Gli studi che riferirono su quel genere di cose non erano semplicemente controllati.

    La vera storia, come la maggior parte delle storie sul cervello, si rivelò più complessa. LEEC Systems Laboratory trovò che persino il compito mentale più semplice e banale generava una complessa carta meteorologica di fronti donda, che si diffondevano rapidamente sullintero cuoio capelluto. Quando leggete o scrivete, non è come se la metà sinistra del vostro cervello fosse accesa se siete soggetti normali che usano di preferenza la mano destra e la metà destra spenta, spiega. E vero, ci sono queste aree critiche per il linguaggio nellemisfero sinistro, larea di Wernicke e larea di Broca, che hanno funzioni molto specifiche. Si ha quasi limpressione che larea di Wernicke sia un decodificatore fonemico per la comprensione del linguaggio. Larea di Broca riunisce sequenze di parole in una struttura sintattica. Io penso che queste aree siano più che altro una sorta di zone di ingresso-uscita; non si ha limpressione che qui ci sia il pensiero.

    Ci sono molte aree, in entrambi gli emisferi cerebrali, che hanno parte nel processo della comprensione e dellespressione del linguaggio. Lo stesso vale per i compiti spaziali. Quando vi costruite mentalmente una carta del mondo, o quando vi orientate al buio in una stanza fondandovi sul ricordo di come sono disposti i mobili, lemisfero cerebrale sinistro non è escluso.

    Hooper J. & Teresi D., L'universo della mente, Bompiani pag. 275

    Lemisfero destro ha abilità molto inferiori a uno scimpanzé
    Lemisfero destro sconnesso medio, non dotato del linguaggio, è, a giudizio di Gazzaniga, una lampadina assai poco luminosa; le sue abilità potrebbero essere molto inferiori alle abilità cognitive di uno scimpanzé. Può darsi addirittura che esso non possegga la consapevolezza di sé. Uno scimpanzé può essere condizionato a rispondere a unimmagine di se stesso girando i pollici in giù o in su. Io non so se ciò significhi o no che egli conosce se stesso. Prima che Paul riacquistasse luso della parola, il suo emisfero destro rispondeva alla domanda: Chi sei? disponendo dei blocchi da costruzione con lettere in modo da formare la parola Paul, cosa che fu interpretata a quel tempo come una forma di consapevolezza di sé. Eppure, dice Gazzanìga, quello stesso emisfero destro intelligente non riesce ad associare le parole spillo e dito alla risposta più appropriata, sanguinare, quando gli viene detto di mettere queste cose in un rapporto causale. Ci servimmo di immagini e di esempi per vedere se questo emisfero destro avesse la capacità di fare inferenze, ma con esito negativo. E stupido.

    A che cosa serve allora lemisfero destro?

    Esso fa una quantità di cose. Prima di tutto controlla metà del corpo. Esso potrebbe anche essere una sorta di processore veloce per cose che non richiedono unanalisi verbale: entra o esci; fa questa cosa per imitazione; forma giudizi percettivi rapidi. Esso non ha bisogno di passare per un processo analitico che richieda nomi e classificazioni, come fa lemisfero sinistro. Bogen lo considera una sorta di rivelatore di mancate corrispondenze, cosa che è forse giusta.

    Visitiamo una stanza per esperimenti ingombra di materiali, dove uno schermo semitrasparente con un + rosso in centro è installato su un tavolo metallico, accanto a un computer Apple Il e a un proiettore di diapositive.

    Scatole di diapositive di 35 millimetri con delle etichette che ne indicano il contenuto (PUNTI ORIZZONTALI E VERTICALI) sono disposte sugli scaffali. Camici bianchi sono appesi a un attaccapanni di legno come dei fantasmi gettati via. Se un emisfero destro muto è veramente inferiore al livello di uno scimpanzé, un emisfero destro parlante potrebbe essere più arretrato di Sarah, lo scimpanzé femmina dei Premack che in teoria è riuscito a padroneggiare la logica elementare e il ragionamento per inferenza.

    Questo, in ogni modo, è lorientamento espresso dagli esperimenti recenti di Gazzaniga. Lemisfero destro di Vicki è qualcosaltro, ci dice. Sa parlare ma non sa ancora far calcoli. Non sa sottrarre, moltiplicare o dividere. E ha molta difficoltà a generare immagini mentali. Se le si mostra una y maiuscola e le si dice di produrre unimmagine mentale della versione minuscola e dire se una parte della lettera è discendente, non ci riesce.

    Lemisfero destro ha difficoltà a fare inferenze su eventi che vanno al di là di una semplice associazione. Se proietti la parola cane esso indica gatto. Questa è una semplice risposta associativa. Ma se proietti cane e guinzaglio, ed esso deve indicare passeggiata, non ci riesce. È una cosa troppo astratta.

    Si ha quasi limpressione, gli diciamo, che lei sia daccordo con lidea di Eccles che la parte destra del cervello abbia solo una coscienza rudimentale.

    Beh, in quellidea cè più verità di quanto fossimo disposti a riconoscere in origine, dice con un largo sorriso. Il mio giudizio su questi pazienti è che essi vivano nellemisfero sinistro, persino quelli che parlano con entrambi gli emisferi.

    I primi casi di cervello diviso sembravano offrire unopportunità rara di studiare il pensiero senza linguaggio.

    Per una curiosa ironia, però, il gruppo della Cornell University potrebbe avere scoperto esattamente lopposto: Si è sempre supposto che il linguaggio sia la base della cognizione, dice Gazzaniga. Ma questo esperimento di Madre Natura ci ha permesso di vedefe qualcosa dì molto interessante. Qui si ha un emisfero destro che possiede chiare abilità linguistiche ma non una reale cognizione. Ora, la domanda è: che cosa significa ciò in relazione al linguaggio nellemisfero sinistro normale?

    Potrebbe significare che il linguaggio è semplicemente lagente pubblicitario per queste altre variabili della cognizione. Nel cervello ci sono molti sistemi paralleli, co-coscienti, non solo due. Non esiste alcun generale in carica. Per capire tutti i comportamenti diversi, devesserci un sistema che interpreti e formuli teorie. Il linguaggio è strettamente connesso ad esso, ma non è la cosa stessa.

    Che cosè la cosa stessa?

    La cosa stessa è ciò a cui stiamo sforzandoci di pervenire. Non posso dire di più. E largomento del mio libro. Si intitola Social Brain: questo è un indizio, una traccia.

    Lidea di cui stiamo occupandoci qui, continua, è che il cervello ha unorganizzazione modulare, parallela; è sciocco discutere se il cervello sia seriale o parallelo perché è ovvio che il sistema devessere seriale sotto certi aspetti e parallelo sotto altri. Si pensi a un piccolo home computer. Se si perde un bit si può perdere tutto. Ma io posso condurvi al di là della strada, indica le severe grigie torri del New York Hospital che si innalzano nel crepuscolo color malva di novembre come una massiccia effigie in pietra, e mostrarvi persone che hanno perso estese regioni del loro cervello le quali se ne stanno sedute a leggere il Times. Se il cervello fosse organizzato come un sistema seriale generale, una lesione, in qualsiasi regione, avrebbe effetti devastanti.

    Hooper J. & Teresi D., L'universo della mente, Bompiani pag. 281

    Il sé come agente di relazioni pubbliche: il controllo del sorriso
    Lunità mentale, secondo Gazzaniga, è altrettanto falsa quanto lo scenario della Roma antica fatto costruire da Cecil B. De Mille per i suoi film. Il senso dellIo è un elegante lavoro di pubbliche relazioni. Il quadro che ne emerge, nota Gazzaniga, è che il nostro sistema cognitivo non è una rete unificata con una singola intenzionalità e un singolo corso di pensiero. Una metafora più precisa è che il nostro senso della consapevolezza soggettiva sorge dal bisogno incessante del nostro emisfero dominante, lemisfero sinistro, di spiegare azioni tratte da uno qualsiasi di una moltitudine di sistemi mentali che abitano dentro di noi.

    Questa immagine della mente come non facile coalizione di sotto-menti multiple di molte subroutine (o sottoprogrammi), nella terminologia dei computer è molto in voga. Il defunto Norman Geschwind considerava il nostro organo del pensiero una federazione di sistemi neurali dotati di un grado notevole di autonomia luno rispetto allaltro. La misura della disunione varia da una persona allaltra, disse Geschwind allautore di States of Mind Jonathan Miller. In ogni caso, non pare ci sia un primo motore centrale che vigili su tutto il comportamento. Piuttosto, i nostri vari comportamenti sono governati da innumerevoli controllori nel cervello, alcuni dei quali si comportano come bellicosi Stati balcanici. Per esempio, un sorriso spontaneo e un sorriso prodotto coscientemente (come quando il fotografo ci dice di sorridere) sono soggetti, secondo Geschwind, al controllo di sistemi cerebrali separati:

    Nelle profondità del cervello (cè) una regione che Contiene il programma innato per sorridere. Se chiediamo a un paziente che ha avuto una paralisi a una metà del volto dopo un ictus di sorridere, egli non riesce a produrre nella metà colpita del volto neppure un sorriso lievissimo, poiché nellemisfero cerebrale opposto è andata distrutta larea facciale corrispondente della corteccia. Eppure quando qualcosa diverte il paziente, la regione in profondità è ancora intatta e produce un sorriso.

    Consideriamo: in capitoli precedenti abbiamo descritto due sistemi di memoria separati, uno dei quali sembra operare in modo semiautomatico, e persino inconscio. Ci siamo imbattuti in episodi conclamati di automatismo epilettico, di esseri umani che agivano come se avessero inserito una sorta di pilota automatico, in apparenza senza il beneficio di una consapevolezza cosciente. Abbiamo parlato anche di persone con la vista cieca, le quali vedono senza saperlo. Persino in cervelli non patologici, i processi mentali coscienti e inconsci sono spesso in contrasto fra loro. Il cervello uno e trino di Paul MacLean ci dà una mente suddivisa nei tre centri di coscienza semi-autonomi rettiliano, paleomammaliano e neomammaliano. Si può dire senza tema di sbagliare che il dramma degli emisferi che duellano fra loro è solo un caso di cervello diviso.

    Se il cervello è un serraglio di sottosé, come possiamo sperimentare noi stessi come ununità? Per Gazzaniga, il sé unitario è una creazione sociologica, un racconto inventato da un sistema mentale che è affine ma non identico ai centri del linguaggio nellemisfero sinistro.

    Bogen pensa che il sé sia unentità bifronte come Giano; Sperry vede in esso una proprietà superiore emergente che collega i mondi speculari dei due emisferi; Eccles lo ritiene unentità incorporea che comunica bisbigliando con lemisfero sinistro. Gli appassionati di computer parlano con fiducia di un simbolo del sé, di unautorappresentazione interna dentro il biocomputer. In una sindrome sconcertante nota come disturbo della personalità borderline o prepsicotica, lo psichiatra Arnold Mandell (1980) vede una parata di sé-attori su una scena vuota:

    La stabilità del sé, chiamata carattere, è perturbata, cosicché nel corso degli anni tali persone hanno periodi in cui possono comportarsi come persone distintamente diverse: uno psicopatico irragionevole, una persona ossessionata da un senso di colpa, unisterica con un arto paralizzato, un ipersessuale, una donna frigida, un convertito religioso rinato, un depressivo ipocondriaco, uno psicotico bizzarro e, per mesi o persino per anni, un individuo apparentemente normale con ben poco delle manifestazioni precedenti. Mentre la maggior parte di noi ha un numero limitato di quelle che (William) James chiamò tendenze, una varietà ristretta di stati stabili.., queste persone come se possono essere qualsiasi cosa, ma non per molto tempo. Esami più approfonditi hanno rivelato (fra un periodo clinico e laltro) sensi di inconsistenza, un senso continuo di nervosismo, un ansia panica, assieme a sentimenti di vuoto, di assenza di identità e di mancanza di significato. Alcuni di loro si servono di ruoli sociali per poter affermare una continuità del sé che non sentono.

    Qui cè però ancora della solidità se confrontiarno questa sindrome con la strana afflizione del disturbo della personalità multipla.

    Hooper J. & Teresi D., L'universo della mente, Bompiani pag. 284

    Personalità multiple dopo un grande dolore
    Un multiplo di sesso femminile ha tre periodi mestruali ogni mese, uno per ciascuna delle sue identità. Altri richiedono occhiali da vista diversi per i loro alter ego. Un multiplo può avere in sé una persona che sa guidare e unaltra che non sa; una che parla perfettamente una lingua straniera e unaltra che ha invece un orecchio poco sensibile. Lo psichiatra di Chicago Bennett Braun, che è anche unautorità sul DPM, studiò un uomo che era allergico alle limonate in tutte le personalità tranne una. Putnam ha conosciuto multipli che hanno sposato addirittura due persone diverse. Non sarei sorpreso, aggiunge, se una certa percentuale delle persone che conducono una doppia vita come spie, agenti segreti che fanno il doppio gioco, bigami fossero in realtà dei multipli. Probabilmente lo sono anche alcuni medium e alcune fra le vittime di possessione demoniaca. Il repertorio di un multiplo comprende mutamenti molto vistosi nellespressione facciale, nellaccento, nel vocabolario, nel linguaggio del corpo, nel vestire e nellacconciatura dei capelli, nella calligrafia, nelle fobie e soprattutto nei ricordi.

    Per ventotto anni fui amnesica. Quando ero più giovane non me ne resi conto; pensavo solo che tutti abbiano momenti del genere. In seguito, quando le cose divennero più traumatiche, si moltiplicarono sempre più le occasioni in cui non riuscivo a ricordare. Pensavo di essere pazza.

    Mary, I ospite, quella che era me per la maggior parte del tempo, non sapeva nulla delle altre personalità. Monica sapeva di Mary, ma non di George. Essa era amnesica quando emerse George. George sapeva tutto. Egli è quello che chiamano la connessione o il ponte, quello che ricorda tutto.

    Così, mentre accadevano tutte queste cose, un osservatore esterno poteva avere solo limpressione che ogni tanto io facessi delle cose strane. Mia madre non credette mai al mio tentativo di suicidio perché disse che chiamai aiuto, che stavo facendolo solo per richiamare lattenzione. In realtà Mary tentò veramente il suicidio e Monica voleva aspettare che essa cominciasse ad addormentarsi per alzarsi e chiamare aiuto. Ma per un estraneo quella donna aveva preso una manciata di pillole e poi aveva chiamato aiuto.

    A volte Eve non va agli appuntamenti di Lucille o (peggio ancora) il mite Bruce non ricorda i crimini commessi da Harry. Lamnesia in una personalità multipla contribuì alla spettacolarità del processo penale di Kenneth Bianchi, lo strangolatore delle colline di Los Angeles, che riuscì a convincere vari psichiatri di non avere alcuna consapevolezza delle attività di un sosia omicida di nome Steve. La giuria pero non si lasciò convincere dalle affermazioni di Bianchi, ma che dire delle amnesie selettive di genuini pazienti affetti dal DPM? Per mezzo di una batteria di test molto complessi, Putnam e lo psicologo del NIMH Herbert Weingartner riuscirono a determinare che i circuiti della memoria dei multipli sono effettivamente ben distinti. La personalità X può non ricordare nulla di ciò che accade a Y, mentre Z è costantemente consapevole di Y ma non di X, e via dicendo. Braun crede che il DPM possa essere un caso estremo di apprendimento dipendente dallo stato in cui si trova lindividuo, e che esso obbedisca quindi alla legge psicologica secondo cui linformazione codificata durante un dato stato fisiologico possa essere richiamata nel modo migliore in quello stesso stato. (In altri termini, la persona che, avendo cambiato di posto alle chiavi della macchina mentre era in stato di ubriachezza, ora non riesce più a ritrovarle, potrebbe rinfrescarsi la memoria facendosi una bella bevuta.)

    Qual è la causa che innesca inizialmente la dissociazione della personalità? La risposta, chiara e agghiacciante, è: la violenza fatta ai bambini. Dall85 al 90 per cento dei pazienti affetti da DPM sono stati percossi, feriti, scottati, semiannegati in vasche da bagno, chiusi a chiave in armadi, appesi fuori della finestra e/o sessualmente aggrediti in generale prima delletà di dieci anni e la storia della loro infanzia è spesso una saga di critiche, tradimenti, abbandono e incostanza di trattamento. E un meccanismo di difesa, dice Putnam. Il bambino suddivide il suo dolore in compartimenti separati, per evitare di doverlo affrontare di continuo. E probabilmente in gioco una forma di autoipnosi. Il bambino va in trance, e quella coscienza in stato di trance diventa sempre più autonoma e differenziata.

    Quando avevo sei anni, alla TV cera la serie di Topper e io ero follemente innamorata di George Kirby, il fantasma che aiutava sempre Topper a cacciarsi nei guai o a uscirne, ma che soprattutto lo aiutava contro i loschi figuri. Io pensavo di solito: Perdinci, come mi piacerebbe avere un George che potesse proteggermi contro il mio patrigno! E poi la notte in cui subii violenza, tombola, c era George, e io (Marion) me nero andata. Emisi un forte grido, così ho sentito raccontare. George era Iì per salvarmi. Egli mi spinse via dal mio patrigno. Poi qualche istante dopo nacque Mary. Essa fu come un ospite temporanea nel mio corpo. In realtò io non seppi mai di lei perché mi addormentai e quando mi svegliai essa era parte di me.

    Anche Monica, che nacque quando io avevo tre anni, si addormentò quando avevo sei anni, e rimase addormentata finché non ne ebbi quattordici, quando tornò per aiutarmi. Monica era quella più socievole, allegra, felice. Era quella che tutti preferivano.

    Hooper J. & Teresi D., L'universo della mente, Bompiani pag. 289

    Stati di conoscenza alterati
    Laccesso allinformazione appresa in un determinato stato è più facile quando ci si trova nello stesso stato.

    Poiché linformazione non può venire trasferita facilmente da uno stato a un altro, ci si chiede quali capacità umane insondate e quale preziosa conoscenza legata a particolari stati di coscienza si celi negli SCA (STATI DI CONOSCENZA ALTERATI). Dopo tutto il fisico Kekulé risolse in sogno il problema della struttura ad anello del benzene. La maggior parte degli insegnamenti religiosi sono in realtà una conoscenza legata a stati di coscienza particolari, osserva Tart. Essi hanno perfettamente senso in certi stati alterati, ma in altri stati si trasformano in una professione di fede vuota in cui la gente è costretta a credere.

    Se la prima parte di questo libro ha descritto la macchina, questa seconda parte si occupa dei fantasmi. Questa divisione è, ovviamente, tuttaltro che rigorosa, dato che ci siamo già imbattuti in una grandissima varietà di stati alterati: allucinazioni schizofreniche, la vita mentale stranamente mutilata delle personalità multiple, le aure dellepilessia temporale, varie deformazioni della memoria. Tutto questo serve se non altro a mostrare quanto sia difficile fissare delle demarcazioni nette fra ciò che è alterato e ciò che è normale nella coscienza umana.

    Fra gli SCA (STATI DI CONOSCENZA ALTERATI) noti al genere umano ci sono i sogni, i sogni diurni, lebbrezza da droghe e da alcool, i riti vorticosi dei dervisci, la danza estatica kia dei boscimani kung, le camminate sui carboni ardenti, le visioni ESp, le fantasticherie mistiche, gli stati di trance dei medium, laura che precede un attacco di emicrania, lesperienza peritanatica, della quasi-morte. Il digiuno, la meditazione, periodi di insonnia prolungati, la monotonia di un inverno artico o di uningessatura totale del corpo, lipoglicemia, una febbre alta, canti religiosi, lipnosi, la bioretroazione di onde cerebrali e le vasche di isolamento sono altrettante vie possibili per accedere ai nostri giardini interiori.

    Gli SCA (STATI DI CONOSCENZA ALTERATI) comprendono essenzialmente questi caratteri: percezione del tempo distorta o senso di atemporalità; spersonalizzazione o perdita del sé; attenuazione delle inibizioni; ineffabilità e accresciuta empatia, o addirittura la sensazione di fondersi con altre persone o oggetti. Una persona che si trovi in uno stato alterato, sia che abbia appena inghiottito cinque microgrammi di LSD, o abbia meditato su un vaso blu (come in un esperimento classico eseguito dallo psichiatra Arthur Deikman), o stia semplicemente sognando, connette tipicamente i pensieri in modo associativo e metaforico piuttosto che secondo logica, indugia su paradossi, preferisce il concreto allastratto e può godere della sinestesia, una sovrapposizione dei sensi in cui parole possono evocare colori, o in cui un valzer di Strauss può avere il sapore di un gelato alla fragola.

    A causa delle forti somiglianze esistenti fra vari SCA (STATI DI CONOSCENZA ALTERATI), alcuni scienziati credono che essi scaturiscano tutti da uno stato cerebrale simile. Il denominatore comune sembra essere spesso o lisolamento sensoriafe (per esempio la vita monastica, una vasca di isolamento, la meditazione, i sogni) o un sovraccarico di stimolazione sensoriale (per esempio canti religiosi ripetitivi, o convegni di sette con riti particolari, come gli Holy Rollers, che durante i servizi del culto gridano e si agitano). Ma la scienza è in grado di spiegare gli esatti meccanismi elettrico-chimico-fisici che causano allucinazioni uditive, uno stato di illuminazione come il satori dei buddhisti o la trance dei medium? È in grado di trovare Dio (o lesperienza di Dio) nel cervello?

    Questa è la grande speranza, e in un primo tempo parve facile da realizzare. Il primo SCA (STATI DI CONOSCENZA ALTERATI) a essere quantificato in laboratorio fu il sonno, la via quotidiana per accedere a una realtà non ordinaria. Quando, allinizio degli anni cinquanta, i ricercatori scoprirono che il sogno era caratterizzato da tracciati EEG distintivi e da rapidi movimenti oculari (REM), alcuni investigatori ottimisti previdero la possibilità di creare una scienza esatta degli stati alterati. Forse la chiaroveggenza o lo stato ipnotico sarebbero stati accompagnati da una certa onda cerebrale seghettata. Forse la meditazione zen avrebbe fatto muovere lago di una macchina a bioretroazione. Allinizio degli anni sessanta i pionieri della bioretroazione Elmer e Alyce Green, della Menninger Foundation a Topeka, Kansas, si recarono in India, applicarono degli elettrodi ad alcuni yogi e tornarono portando con sé i loro segreti neurotrascendenti. AllIstituto psichiatrico Langley Porter, a San Francisco, Joe Kamiya comparò le onde cerebrali, la respirazione e i ritmi cardiaci di monaci zen, di buddhisti tibetani e di comuni sognatori a occhi aperti. Un gruppo di ricercatori sul sonno al Maimonides Hospital a New York lavorò su stati psi indotti sperimentalmente. Allinizio degli anni settanta, quando la meditazione trascendentale dello yogi Maharishi Mahesh cominciò a produrre in America un tipo standardizzato di meditatore che costituiva un perfetto animale sperimentale, fecero il loro ingresso in laboratorio i mantra.

    Quali furono i risultati di tutto ciò? Qualche vistoso EEC qua e là fra gli yogi, molte tediose statistiche sulla frequenza cardiaca, sulle risposte galvaniche della pelle e sullassenza di stress nei meditatori. Nel complesso, però, gli stati alterati non si rivelarono molto appropriati a uno studio da parte della scienza esatta. Solo nel sonno e nei sogni gli EEC riflettono con precisione determinati stati di coscienza, e nondimeno non ci permettono di dire quale sia il contenuto del sogno.

    Hooper J. & Teresi D., L'universo della mente, Bompiani pag. 303

    In realtà Dio è al prossimo livello. Dio continua a ritirarsi allinfinito
    LAlternità riguarda i viaggi di Lilly con la sostanza K, il suo nirvana chimico preferito. Una volta egli rimase cento giorni e cento notti insonni e senza sogni in preda agli effetti della sostanza K, regolando i suoi occhi interni ai confusi confini fra realtà alternative, universi rotanti, yin e yang, iperspazio dallinterno. Gli chiediamo di parlarci del contatto con Dio.

    In molti casi, dice, non sapevo se ero condotto in un viaggio da Dio o da uno dei suoi funzionari nella galassia esterna. Le guide a ogni livello superiore al nostro si spacciano per Dio finché si crede loro. Ma quando finalmente pervenite a conoscere la vostra guida, questa vi dice: Beh, in realtà Dio è al prossimo livello. Dio continua a ritirarsi allinfinito.

    Se in questi spazi infiniti cè un senso burocratico, se il cielo di Lilly assomiglia talvolta a una vasta gerarchia di funzionari statali, la cosa potrebbe non essere casuale. Si possono trovare tali gerarchie pluristratificate anche nel cervello, come Lilly sa bene dai lunghi anni trascorsi nel laboratorio di neuroanatomia. Le si può trovare nei computer, assieme a infiniti cicli e iterazioni, simili a un Dio che si ritira allinfinito. (Lilly è anche un maestro nel campo dei computer, e negli spietati confessionali dei suoi libri si lagna spesso del lato del suo essere assimilabile a un computer di acciaio inossidabile.) Noi non siamo del tutto sicuri di ciò che tutto questo significhi sul rapporto mente-cervello.

    Gli chiediamo chi .o che cosa sia il Dio del Deserto polveroso.

    Oh, dice, nel mio libro ho una teoria sul Dio del Deserto polveroso. Dio si irritò con questuniverso e con la distribuzione delle intelligenze esistente in esso. Perciò creò un deserto polveroso in una regione remota al di là delle galassie. In questa nube di polvere ogni particella è intelligente; al livello atomico ogni particella è intelligente quanto un essere umano. Le particelle di polvere si trasformarono in stelle e pianeti e in animali e in esseri umani, e ogni cosa era totalmente consapevole di ogni altra cosa... Ora, il problema è: se ogni particella è ugualmente intelligente, quali sono le regole che governano le relazioni, per esempio, fra esseri umani ed elefanti?

    Sarebbe bello vedere un tale universo, no? egli dice. LUniverso del Deserto polveroso.

    Più tardi, immersi nel vuoto liquido, buio, simile a un grembo, della vasca Samadhi di Lilly, cerchiamo un appiglio su come intendere queste cose. La temperatura dellacqua è di 34 gradi e mezzo, abbastanza vicina alla temperatura del corpo da attenuare la demarcazione fra linterno e lesterno, fra il corpo e lacqua (se non fra il corpo e la mente), ma leggermente più bassa, in modo da consentire una modesta perdita di calore, cosicché la persona immersa nella vasca non muoia per ipertermia. Noi fluttuiamo senza peso, come un crostino in un brodo primordiale, senza vedere nulla, senza udire nulla, fuori del tempo, nella stessa vasca in cui si sono immersi e hanno avuto visioni Jerry Rubin, Charles Tart, Werner Erhard, il fisico Premio Nobel Richard Feynman, lantropologo Gregory Bateson e altri luminari.

    Le nostre visioni sono del tutto rudimentali. Le metaprogrammazioni, le connessioni fra sistemi di credenze e l Ufficio per il Controllo delle Coincidenze sulla Terra di Lilly ci echeggiano nella testa come mantra. Ci sembra di vederlo in vari travestimenti: un profeta dellAntico Testamento reincarnato che attende gli anni delle locuste; un Uomo cibernetico, col cervello pieno di codici; uno stregone ferito; un eroe naufragato soccorso da delfini. Ci si affaccia il pensiero che il problema mente-cervello potrebbe non essere risolvibile in questo universo.

    Quando usciamo dalla vasca di isolamento, il sole basso proietta ombre allungate sui canyon. Ritroviamo Lilly nel suo soggiorno, ma egli sembra indifferente alla nostra presenza, come qualcuno che stia per salire su un aereo e si trovi già mentalmente in una zona di tempo diversa. Da unaltra stanza viene una risata che fa pensare a una ripresentazione in TV di un vecchio film. Poi entra Toni Lilly, sorridente, con un sacchetto della spesa. La terza moglie di Lilly è, sotto ogni aspetto, la forza vitale che di questi tempi lo trattiene legato al pianeta, e in sua presenza egli diventa percepibilmente vivo. Salta su per aiutarla a scaricare dalla macchina la legna da ardere. Tentiamo di salutarlo mentre egli, voltateci le spalle, si sta già allontanando e lo ringraziamo per lintervista.

    Beh, vedremo come riuscirà, ci dice, e scompare in qualche universo a gravità zero al di là di noi.

    Hooper J. & Teresi D., L'universo della mente, Bompiani pag. 333

    Sogni lucidi
    Ci vollero alcuni altri anni e molta paura dellesame di laurea, ma verso la fine degli anni settanta LaBerge aveva trovato un posto per la sua specialità non ortodossa allinterno della corrente principale della ricerca sul sonno. A quel tempo aveva acquistato anche una notevole padronanza sui propri sogni e aveva imparato alcuni trucchi da trasmettere ad altri.

    Uno di questi era una tecnica chiamata MILD (mnemonic induction of lucid dreams, induzione mnemonica di sogni lucidi), che può aiutare il principiante a trasformare sogni normali in sogni lucidi. Usando la MILD, LaBerge ebbe una media di 21,5 sogni lucidi al mese. Egli trovò questa tecnica particolarmente efficace nelle prime ore del mattino, quando i sogni sono frequenti, e subito dopo il risveglio da un sogno. Ecco come funziona:

    Fase uno: addestrati a svegliarti alla mattina presto subito dopo aver fatto un sogno.

    Fase due: ricorda il tuo sogno, fissando tutti i particolari nella tua mente; poi dedica da dieci a quindici minuti a fare qualcosa (come la lettura) che richieda una piena vigilanza.

    Fase tre: prima di tornare a dormire, di a te stesso: La prossima volta che faccio un sogno riconoscerò che sto sognando.

    Fase quattro: visualizzati a letto addormentato. Al tempo stesso immagina di essere dentro il sogno che hai appena ricordato, e di essere consapevole di stare sognando.

    Ora ripeti le fasi tre e quattro finché la tua intenzione non sia fermamente consolidata nella tua mente. Con un po di pratica puoi addestrarti a svegliarti a un ballo in maschera della Transilvania e a modificare il copione come ti pare. (I sogni ricorrenti sono un suolo particolarmente fertile per la lucidità nel sogno.)

    Questa tecnica può essere utilizzata da tutti? Teoricamente sì, ma LaBerge ritiene che solo un individuo su dieci sia un sognatore lucido naturale. AllUniversity of Northern Iowa, la psicologa Jayne Gackenbach ha fatto una rassegna, nella conclusione della quale si dice che i sognatori lucidi sono meno nevrotici, meno depressi e hanno una stima di sé maggiore delle persone non lucide. Essi tendono anche ad avere un eccellente equilibrio emotivo (se, quando un sonno diventa lucido, non si mantiene un perfetto sangue freddo, il sogno si dissolve rapidamente), e anche il loro equilibrio fisico, misurato camminando su un asse di equilibrio, è superiore: un fatto che potrebbe spiegare la capacità di volare in sogno.

    Il semplice criterio della lucidità è quello di essere consapevoli di stare sognando. O, come LaBerge disse ai suoi onironauti: Dovete ricordare che siete in un laboratorio del sonno a fare un esperimento; dovete ricordare che cè un mondo esterno. Inoltre, ci sono infinite tonalità e variazioni. Piena lucidità dice il maestro dei sogni, significa sapere: Ogni parte di questo sogno è nella mia mente e io ne ho la piena responsabilità. Se non voli perché pensi di non riuscirci non sei completamente lucido.

    Beverly Kedzierski ci dice: Per verificare se sono lucida mi innalzo in aria. Se riesco a volare so che è un sogno. Poi racconta come abbia affinato nel corso degli anni la sua aerodinamica. In principio battevo le braccia come farebbe un uccellino. Quando mi svegliavo, pensavo: Beh, se riesco a volare non dovrei fare alcuno sforzo; comunque, è tutto un sogno... Così nel sogno seguente tentavo solo di librarmi in aria come Superman. La cosa funzionava bene, ma stavo ancora cercando di evitare i tetti delle case e i pali del telefono.

    In seguito pensai: Perché devo fare tutto questo? Dovrei essere in grado di volare anche attraverso i tetti... Ora quando volo in sogno riesco a volare attraverso le cose, finché credo di poterlo fare. Quando non ci credo, urto contro i tetti e cado giù.

    Hooper J. & Teresi D., L'universo della mente, Bompiani pag. 339

    Torri freudiane che crollano
    Il quarto piano del centro medico si affaccia su una geometria disarticolata di tetti di tegole rosse, di cupole, torri, chiome di alberi e prati di oro bianco. Cerchiamo di immaginare come apparirebbe questo complesso universitario nella visione aerea di un sognatore lucido. Il sognatore si orienterebbe prendendo come punto di riferimento la Torre Hoover, quel monumento sfacciatamente tumido noto da sempre da queste parti come lultima erezione di Hoover? Le querce rosse virginiane piene di nodi, i tetri eucalipti e le palme nevrotiche, estenuate, sembrano avere unanima?

    Per Freud il volo in sogno sta di solito per il sesso. Per LaBerge e per i suoi protetti, volare è libertà psichica. Quando i sognatori lucidi decidono di sognare sul sesso, lo fanno francamente, come la onironauta che fece lamore con un gigantesco coniglio pasquale dei grandi magazzini. Questa è solo una delle differenze fra la vecchia scuola e la nuova psicologia del sogno.

    Il mondo dei sogni di Freud era un antiquato salotto vittoriano, immerso in una semioscurità e decorato con broccato rosso, ingombro di simboli fallici, deformazioni, inversioni, fantasie di appagamento di desideri, condensazioni e associazioni bizzarre. Benché desideri rimossi dellinconscio potessero trapelare nei sogni quando la corteccia razionale se ne andava a dormire, fra la mente cosciente e linconscio e cera un muro insuperabile di vetro coperto di ghiaccio. Tutto veniva filtrato, setacciato, censurato, codificato. E lanalisi dei sogni era una scienza ermetica, accessibile solo a iniziati.

    Consideriamo per un istante questa citazione dallInterpretazione dei sogni (1900): Ipotizziamo nel sistema inconscio il punto di partenza della formazione del sogno. Ma questimpulso al sogno, al pari di tutte le altre creazioni di pensiero, tenderà a prolungarsi nel preconscio e di lì a ottenere accesso alla coscienza.

    Questa rigida trinità di coscienza-preconscio-inconscio è la vera pietra angolare della psicoanalisi. Quali conseguenze ha per tutto ciò la nuova scienza di LaBerge? Anziché furtivi e sibillini bisbigli fra la coscienza e linconscio, nei sogni lucidi cè un discorso franco; lIo interviene direttamente nelle operazioni del sé che sogna. E forse possibile che il blocco ipotizzato da Freud fra diversi compartimenti della mente fosse un blocco fasullo?

    Un sognatore lucido esperto non se ne sta supino come una persona sottoposta ad analisi, e non ha incubi e sogni di angoscia. Egli assume il controllo e muta le cose, come fece Beverly Kedzierski con le streghe che la tormentavano alla tenera età di cinque anni. E il sognatore può cercare lucidamente soluzioni a problemi del mondo reale.

    Recentemente, dovendo scrivere una proposta per la sua tesi di laurea in informatica, la Kedzierski si trovò alle prese col blocco dello scrittore. Mi dissi che avrei dovuto sognarci su, ci raccontò. Così quando mi ritrovai ad avere un sogno lucido mi ricordai di fare un tentativo di sedermi al mio terminale di computer. Non appena

    feci questo tentativo, ci fu una grande turbolenza che mi impedì di proseguire. Quando mi svegliai, mi resi conto che il mio problema non era quello di non avere abbastanza idee o di non essere capace di scrivere. Il problema era che non ero seduta alla mia scrivania. Come si risolse questa situazione? Tornata alla vita di veglia, la Kedzierski non fece altro che sedersi alla sua scrivania e ben presto venne a capo del suo compito senza difficoltà.

    Secondo LaBerge, nel paese dei sogni opera anche un peculiare karma istantaneo. Nel sogno, spiega, cè una perfetta reciprocità fra te e loro. Non appena tu cambi il tuo atteggiamento verso di loro, anche loro lo cambiano verso di te. Se decidi di amare i tuoi nemici, nei tuoi sogni lo puoi fare allistante; come possono infatti essere ostili verso di te quando tu li ami? Essi non hanno un essere indipendente da te...

    Mentre parliamo, fuori della finestra una nube in forma di drago corre veloce attraverso un cielo di freddo cobalto. Nel parcheggio sottostante un arcobaleno rappreso fa capolino in una chiazza dolio, e varie nuove Audi e Volvo scintillanti manovrano in un tabellone da gioco in grandezza naturale con spazi contrassegnati A, B ed E. Il mondo è solo un ordine di sogno diverso, come dicono i mistici? In tal caso, i sogni lucidi non potrebbero guidarci a stati di coscienza superiori, offrendoci un barlume di come potrebbe essere svegliarci dal sonno comune?

    Nello stato di sogno la persona che sto vedendo è una mia creazione, è soltanto unimmagine nella mia mente, commenta LaBerge. Ora, nella vita della veglia quel te che sto vedendo è sì ancora unimmagine nella mia mente, ma fuori di me cè qualcuno, ed è un essere autonomo.

    Proprio in questo momento noi ci troviamo in accordo su una realtà consensuale. Stiamo osservando certe regole sociali su unintervista: quel che è appropriato e quel che non lo è. Ma la maggior parte delle persone si limitano ad accettare la situazione come data e non riconoscono laiuto che esse stesse danno a costruirla. Se fai un sogno lucido, però, ti assumi la piena responsabilità della tua esperienza. E questo fatto si estende alla vita della veglia. Tu provi vari approcci diversi a situazioni reali; sviluppi una flessibilità psicologica.

    Chiunque si comportasse da sveglio nello stesso modo che nei sogni sarebbe considerato pazzo. Forse sì, forse no.

    Ma in che modo il cervello genera un sogno lucido, se è il cervello a generarlo?

    Ecco il sonno della fase due, il sonno senza sogni, dice LaBerge, indicando alcuni eloquenti fusi EEG sul tracciato del polisonografo. In questo momento entra nel sonno REM: guardate le onde seghettate e il rapido movimento oculare. E dopo soli trenta secondi, ecco il segnale del sogno lucido!

    Quel che accade,
  • User photo
    Thomas Mazzette
    (not a XING member)
    Belissima idea molto semplice come spiegazioni e molto bello come testo.

  • User photo
    Alex Badalic
    (not a XING member)
    Confrontare con Umberto Eco: L'opera aperta.

    Sicuramente meno profondo (si tratta della solita raccolta di "bustine di minerva"), ma sicuramente più semplice per un primo apporoccio al problema.
 
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