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  • Fausto Buffoni
    Fausto Buffoni    Premium Member   Group moderator   Ambassador
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    Il celebre verso della Divina Commedia di Dante Alighieri: "non ragioniam di loro, ma guarda e passa", pur con diverse varianti (uguali nel senso ma storpiate nel testo, tipo... "non ti curar di loro", "non parliam di loro", ecc.), è diventato un modo di dire comune, molto conosciuto e molto usato.


    Nel III° canto dell'Inferno, al verso 51, Virgilio descrive a Dante i cosiddetti "ignavi" (termine mai usato da D.A., ma nato dalla critica), cioè i "vili", ossia "coloro che visser sanza 'nfamia e sanza lodo".


    Oggi, forse, diremmo i "neutrali "!


    Secondo voi, in Azienda, senza fare grandi sforzi di fantasia, potremmo attribuire questa "etichetta "...


    - ...a coloro che non si schierano


    - ...a coloro che non prendono una loro posizione precisa.


    Dante riteveva così negativa questa "categoria", che fece dire a Virgilio la famosa frase, ritenendo, questi soggetti, degni soltanto di non essere neanche condiderati (...ma guarda e passa).





    Voi cosa ne pensate?





    Potremmo includere in questa "categoria", anche coloro che si dichiarano sempre d'accordo, comunque, con ciò che viene loro proposto di volta in volta (qualcuno li chiama yesmen)?
    This post was modified on 18 Feb 2009 at 04:09 am.
  • Emanuel Benedetti
    Emanuel Benedetti
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    Caro Fausto,


    1- se debbo rispondere sulla base della mia esperienza professionale, la figura del "neutrale" non è un vile, nel senso che in azienda il clima si surriscalda molto velocemente ed è saggio/coerente colui che sa aspettare/valutare e non si schiera per partito preso perchè così riesce a essere collante o addirittura attrattore di idee, di consenso....può fare molto, insomma...


    2- diversa è la questione di colui/colei che è "yesman": è assai controproducente perchè non porta valore aggiunto e ben presto la sua figura viene screditata o cmq perde di dignità/legittimazione;


    3- la via migliore forse non esiste, tuttavia penso che alle persone venga richiesto non di essere neutrali ma saper vagliare le diverse opinioni, sapersi calare nei panni altrui, saper ascoltare, saper trovare e proporre soluzioni....essere dei problem solver anzichè esporre solo critiche o posizioni rigide (di parte)....


    Emanuel
  • Fausto Buffoni
    Fausto Buffoni    Premium Member   Group moderator   Ambassador
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    Il termine "vile" veniva riferito al significato attribuito da Dante agli "ignavi", ritenuti degni di disprezzo poichè, in vita, non avevano avuto il coraggio di schierarsi da una parte o dall'altra. Da ricordare che fra quelle anime condannate all'anti-inferno, Dante intravide "colui che per viltade fece il gran rifiuto". ("viltade" = "viltà", da qui... "vili")


    Sulla figura del "neutrale" in Azienda, invece, la penso in un modo diverso, rispetto a ciò che scrivi nel tuo post.


    Attese le norme comportamentali e metodologiche dell'Azienda di appartenenza, infatti, io non penso che sia "saggio/coerente colui che sa aspettare/valutare e non si schiera per partito preso perchè così riesce a essere collante o addirittura attrattore di idee, di consenso".


    Se queste regole del gioco fossero le più efficaci, allora tutti quanti dovrebbero "aspettare/valutare", "non schierarsi per partito preso" per poter diventare "collante o addirittura attrattore di idee, di consenso".


    Dove sta il valore aggiunto del portare il proprio pensiero, le proprie idee (giuste o sbagliate che esse siano)?


    Questa visione non tradisce una logica di opportunismo sterile per la macchina Azienda?


    A mio avviso, in Azienda serve che ci sia qualcuno (nella funzione giusta) in grado di non farsi coinvolgere, capace di aspettare e valutare con distacco. Questa, però, non può diventare la strategia comportamentale di tutti, neanche di molti e neanche di pochi.


    L'Organizzazione dell'Impresa in genere, non si regge sugli Osservatori "neutrali", ma sul contributo anche appassionato (ovviamente di parte) dei suoi componenti!
  • Maurizio Marangio
    Maurizio Marangio
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    Ciao Fausto,


    E' difficile trovare una "ricetta comportamentale".


    Spesso il "neutrale o "lo Yesman", sono figure che nascono a seconda del clima aziendale.


    E' questo forse il tema vero della trattazione : Il clima aziendale.


    Tempo fa si stava sviluppando nelle aziende la "certificazione etica", che in opposite spostava il discurso sul comportammento dell'azienda vs il dipendente.


    Io ho diretto molte aziende in disparati settori dei servizi ed oggi potrei trovare un denominatore comune tra tutte: Un azienda x stare sul mercato deve curare 3 rapporti fondamentali.


    1) Clienti


    2) Fornitori


    3) Dipendenti


    Se i dipendenti saranno curati eticamente allora sarà facile discorrere sui loro comportamenti aiendali e decidere se sono liberamente neutrali , vili , coaching, etc., ma non indotti dal cattivo clima aziendale.


    Maurizio
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    (not a XING member)
    Mio pensiero: siamo in un periodo in cui si vive di protagonismo e di voglia di apparire e mettersi in evidenza. Questo vale, con astuzie e tecniche varie, anche nel mondo del lavoro tendenzialmente per "far carriera" ma anche per destabilizzare un collega o un caposcomodo o altro ancora.


    Ho premesso ciò perchè, pur non ammirando gli yesmen o gli ignavi in genere, penso che oggi faccia molto più effetto una persona che pondera bene ed interviene solo quando è certo di aver colto il contesto e si esprime senza paura piuttosto che chi si da troppo da fare, spesso per puro volersi "far notare".


    Concludendo non sto affatto difendendo gli ignavi che sono una categoria che "non vive" ma vegeta e approfitta... ma sto prendendo le distanze dal "voler a tutti i costi mettersi in evidenza".
  • Fausto Buffoni
    Fausto Buffoni    Premium Member   Group moderator   Ambassador
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    Corrado, mi congratulo con te per il tuo voler prendere le distanza da coloro che "vogliono mettersi in evidenza a tutti i costi".


    Tornando a Dante, e alla sua Commedia, forse, questi personaggi li potremmo collocare nell'VIII° cerchio dell'Inferno dove, in dieci "malebolge", sono puniti i "fraudolenti" in genere.


    Più in particolare... i "ruffiani", gi "adulatori", i "simoniaci", gli "indovini", i "barattieri", gli "ipocriti", i "ladri", i "consiglieri fraudolenti" (fra cui Ulisse), i "seminatori di discordie" e i "falsari".
  • Fausto Buffoni
    Fausto Buffoni    Premium Member   Group moderator   Ambassador
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    Ciao Maurizio,


    certamente il tema in discussione si presta a molte interpretazioni e, al riguardo, il tuo contributo amplia lo spettro delle riflessioni.


    Personalmente, pur non volendo fare esempi azzardati, se qualcuno ruba (ovviamente, non per fame ed essendo adulto, in grado di intendere e di volere) non credo che sia "colpa" della società in cui vive, o della sua famiglia di origine, o della scuola che ha frequentato.


    L'ambiente e il contesto, indubbiamente, possono promuovere o frenare alcuni comportamenti, ma, secondo me, non li possono deterninare del tutto!


    Tornando al nostro tema e alle figure del "neutrale" e dello "yesman", io penso che questi comportamenti, tuttalpiù, possano svilupparsi in funzione del "clima aziendale", ma che non possano nascere, se non con piena responsabilità (o almeno con fortissima attitudine) degli interessati.


    Un tema di discussione, relativo al "clima aziendale" sarebbe (credo) un pò come spostare in un piano diverso i possibili comportamenti personali/professionali di alcune Risorse Umane.


    Il nostro riferimento non è verso flussi operativi, magari inefficaci e/o contorti. Stiamo parlando di "persone" e dei loro comportamenti individuali.


    Comportamenti che, indubbiamente, nascono dalla loro "struttura interiore", più che dal "clima aziendale" di cui godono.


    Ovviamente questo è soltanto il mio pensiero.


    Voi, invece, cosa ne pensate?
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    (not a XING member)
    beh, si, Fausto, concordo e complimenti per la tua cultura che mi stupisce ogni giorno di più :-))
  • Fausto Buffoni
    Fausto Buffoni    Premium Member   Group moderator   Ambassador
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    Se vuoi farmi un complimento che mi farà piacere (e che sento di meritare), non parliamo di "cultura", ma soltanto di tanta voglia di approfondire, prendendo spunto anche dalle piccole cose.


    Grazie, Corrado!



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    (not a XING member)
    allora correggo: complimenti per la "tanta voglia di approfondire" che fa conoscenza e quindi cultura :-))
    un caro saluto
 
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